Basta un giorno così (a cancellare centoventi giorni storti e)

Io questo week end avrei dovuto passarlo a Rimini per il TIR (torneo indoor riminese – di ultimate frisbee, naturalmente). La missione della mia squadra femminile è stata abortita causa maltempo. Per me una tragedia. Io adoro il mare d’inverno, adoro i tornei indoor perché si fanno al caldo e puoi esercitarti più di testa che con il fisico – giacché non sono un’atleta, io gioco strategico – e in più avevo proprio bisogno di un paio di giorni tra le mie compagne, a respirare dopo una seduta d’esami che mi ha tenuta un mese e mezzo in scacco, e prima del prossimo turno, tra poco più di venti giorni. Non esco, non vivo una vita sociale, lavoro la mattina, studio il pomeriggio, la sera o vado ai corsi serali o vedo il mio fidanzato o studio o faccio appunti per la tesi. Il mio apice del dialogo con gente nuova sono i forum dei blog di moda delle riviste online (almeno mi tengo tastato il polso delle tendenze, non sia che per disgrazia esca di casa con la borsa abbinata male, quella volta che mi capita d’uscire). Dovevamo andare al cinema venerdì. Non ce l’ho fatta: l’ho portato al pub a bere perché volevo vedere persone vere. Alle 23.00 mi ha portata a dormire, ero già stanca morta e ubriaca di gioia come un bambino piccolo ipersitmolato dopo una serata coi cugini più grandi.

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