“Ma se la Tv di oggi fa schifo non è perché al posto delle Gemelle Kessler c’è Belén, è perché non c’è più Walter Chiari, casomai.” Luca Dini

Ultimamente sto sviluppando l’idea che la mia generazione (quella della gavetta fatta a precariato e dei contratti di apprendistato quadriennali per fare la commessa in una profumeria Gardenia a 26 anni) sia affossata davvero da tutti quei fattori che ci hanno spiegato: il nepotismo, l’imprenditorialità semilatifondista, la carenza della scuola pubblica, l’onnipresenza genitoriale, l’ingordigia della generazione precedente, l’evasione fiscale, la crisi economica e anche quella dei valori.

Ma credo che in ogni comportamento umano ci sia una componente indotta dall’ambiente circostante e una psicologica, anche per i comportamenti di massa. Ci lasciamo affossare a causa di questo climat, ma anche dalla profonda convinzione di non valere un cazzo. Non ci sentiamo meritevoli di rispetto, perché c’è il nepotismo, l’impresa non ha bisogno di noi, la scuola non ci ha insegnato niente, non è il posto di lavoro per cui hanno pagato i miei, il mio posto ce l’hanno i loro coetanei, non ci sono soldi per farmi produrre e non ci saranno mai…

C’è un’azienda qui in provincia di Parma che l’altro giorno ha formulato le proprie offerte al gruppo di stagisti che aveva preso a fine settembre: ad una ragazza sarda di 28 anni, laureata in ingegneria aeronautica alla Sapienza di Roma, hanno offerto 4 anni come apprendista a 1.100 € mensili. Lei ha rifiutato, perché vuole di meglio. Ecco, che 1.100 € sono uno stipendio basso ma comunque soldi io sono d’accordo. Ma perché tu stronzo a me che sono andata via di casa diec’anni fa per studiare – in un posto dove studiare costava quindi ho fatto sacrifici – mi devi offrire un contratto da apprendista? Dammi cento euro in meno, ma dì che sono una dipendente come gli altri. Perchè lo sai, tu stronzo, che io come conoscenze in campo di ricerca sto dieci anni avanti rispetto a chi nella tua azienda ci sta da tempo e quindi c’ha l’esperienza, ma di sicuro non ha l’aggiornamento mio. Tu stronzo vuoi che io per te ci lavori tanto come gli altri (se no non mi fai il contratto per 4 anni) ma vuoi anche che se mi gira di licenziarmi sul mio curriculum io possa metterci solo che ero apprendista, il che fa partire me da uno stipendio più basso tra quattr’anni se decido comunque di stare con te, e non invoglia le altre ditte a farmi offerte migliori della tua da pezzente nel frattempo. Tu stronzo. Non è che non mi vuoi pagare i contributi. E’ proprio che sei stronzo.

Io stimo le persone della mia generazione che hanno lo stomaco di rifiutare offerte da stronzi. Perchè hanno lo stesso coraggio sociale che richiedeva fare il picchettaggio in fabbrica per poter lavorare 8 ore al giorno, o avere uno stipendio uguale nonostante il sesso, la razza, la fede politica e la religione differente.

Lo sciopero del precariato è silenzioso. Oggi come allora ci sono dei crumiri, e chi sciopera è visto come uno scapestrato, che può permetterselo perché ha i genitori, mentre una volta si faceva la fame. Però io non credo che la virtù di un gesto stia nel sacrificio che uno compie per farlo – è una visione cattolica che ho imparato ci conduce tutti a portare il cilicio e a mangiarci le pellicine di nascosto – piuttosto penso che l’azione sia di valore in base a ciò che salva. E qui c’è in ballo la dignità. Il lavoro nobilita l’uomo. La mia generazione ha bisogno di sentirsi rispettata. E di farsi rispettare. Dateci un lavoro vero, non siamo incompetenti.

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. eliseiwn7
    Feb 21, 2012 @ 21:11:08

    ecco, ora ti dico una cosa da figlia di imprenditori e da super precaria che da 6 anni lavora con contratto a chiamata,sempre nello stesso posto ma mai con contratto regolare (e che quand’era alle superiori il pomeriggio dopo scuola lavorava in un’officina meccanica e che non si laureerà mai in ingegneria perchè lavorando non riesce a dare esami): le lauree di oggi non preparano, non formano minimamente al mondo del lavoro: nonostante stage vari e puttanate prima di avere un ingegnere formato (e per formato intendo uno che valga tanto quanto un ingegnere appena laureato di 15 anni fa senza esperienza) ci voglion mesi (anni?)…

    Rispondi

    • placcataplatino
      Feb 22, 2012 @ 15:15:36

      Ovvio che per acquisire un background ci voglia l’esperienza.
      Ma se un’azienda mi vuole legare con un contratto quadriennale, per cui mi offre uno stipendio, se l’azienda è la Gardenia spa e io sono una commessa che fa lo spezzato 8 ore al giorno, possiamo dire che il contratto che mi indica come “apprendista” è una sincera presa per il culo?
      Che per un ingegnere cambi posso accettarlo, ci sono casi in cui l’apprendistato é necessario. Pur sapendo che per iscriversi all’albo si debba passare l’esame di Stato per cui è propedeutica un praticantato. Posso accettarlo. Ma un apprendistato di quattro anni, con rimborso spese a 1100€ il primo anno e 1400€ l’ultimo, non sa un po’ di presa in giro?
      Se l’azienda non vuole chiamarlo suo dipendente ma preferisce definirlo apprendista fino alla soglia dei trent’anni, la colpa è dello studente consapevole delle proprie carenze che ha cercato di colmarle facendo corsi integrativi di lingua, informatica, contabilità, scuole serali di tornitura (perchè io vado alle serali di spagnolo ma c’è anche gente che va a imparare a usare il tornio mentre fa l’università) e stages all’estero o dello studente che sereno come il pio bove si laurea ignaro del gap tra lui e il posto di lavoro?
      Voglio dire: l’azienda assume me, persona con cui ha fatto i colloqui e ha deciso di far entrare sei mesi in azienda come stagista, mi mette a contratto quattro anni, mi inserisce nel contratto anche clausole di non concorrenza per disincentivare la mia uscita dalla ditta. Quindi dimostra di avere bisogno di me.
      Però, quando si tratta di pagare i miei primi sei mesi tira fuori 400 euro perché “l’università non prepara veramente” poi per i successivi 4 anni offre un contratto standard di apprendistato perché “sei mesi non bastano a fare un ingegnere”.
      La mia domanda è perché, perché un’azienda dovrebbe pagarmi per 4 anni e mezzo se pensa che io sia incompetente? Perché dovrebbe darmi dei soldi se pensa che io non li valga?
      Il risultato é un lavoratore che per quasi 5 anni non ha potuto considerarsi tale, e non ha messo via contributi. Ma ha lavorato.

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  2. la Volpe
    Feb 22, 2012 @ 10:43:19

    @elise

    dall’esperienza dei miei amici laureati in ingegneria questo mi pare un luogo comune
    e sto parlando di persone che si sono laureate fuori corso, con voti buoni ma non eccezionali, e ora lavorano alla Ferrari

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