“Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione.” Articolo 21, comma 1, Costituzione della Repubblica Italiana (1948)

Io vorrei essere un po’ bipartisan, ma non è colpa mia se l’ignoranza giace a destra oggi. Del resto è la destra la prima ad ammettere che la cultura è solo di sinistra, quindi mi tocca dare addosso al primo ignorante che trovo. Nella mia speciale bacheca del Giornalettismo, Enrico Paoli di Liberoquotidiano.it raggiunge Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale” online.

Come potete vedere dal link, già l’autobiografia del giornalista è ammissione del suo dilettantismo: “imbrattava” pagine al Tirreno di Livorno, è “colpa” di Feltri se è approdato a Libero.

Paoli commette quattro errori caratteristici del giornalista dilettante:

1) Crea una storia dal nulla: basa metà dell’articolo su quello che ha letto (forse) di recensioni altrui, l’altra metà sui commenti tratti da un video di Youtube.

2) Imbastisce un mitologico paragone tra le critiche dei fan ad una melodia che ricorda Chopin e l’obiezione di un personaggio pubblico all’uso di una sua produzione.

3) Finge di ignorare che Chopin sia morto da duecento anni, mentre Jax è ancora vivo, e dalla sua parte ha la legge sul copyright: fino a settanta anni dalla morte di un autore, solo lui e i suoi eredi hanno la proprietà delle sue opere, e se le vuoi copiare hai bisogno del permesso prima, e di pagare poi. Quindi se Berlusconi vuole copiare una sua canzone per farci l’inno del PdL, una telefonata almeno deve fargliela.

4) Non controlla neanche di cosa sta scrivendo: Jax non è più parte del gruppo che gli diede fama negli anni ’90 appunto dalla fine degli anni ’90. E comunque si chiamavano Articolo31, non 21.

Il dilettantismo di chi scrive su Libero, per me, resta comunque da imputare al fatto che non abbiano un problema di soldi, ricevono fondi statali e sovvenzioni dai loro padroni, più l’abbonamento che ha mia nonna. Di conseguenza possano scrivere in modo così cane soltanto per la pigrizia di fare altro. Io infatti vorrei lavorare a Libero, un giorno. Mi sveglierei la mattina, bevendo il caffé leggerei le prime tre cagate pubblicate dai miei amici di facebook, costruirei una storia sui gatti scuoiati o sul 95% di quelli che non osano parlare del cancro e passerei il resto della giornata a godermi il frutto del mio sudato lavoro, mentre lepanto1571 commenterebbe i miei articoli tre o quattro volte piangendo per Silvio e osannandone l’elezione al Quirinale. Tutto ciò con la consapevole umiltà di imbrattare pagine, siabenchiaro.

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