Ratta ratta. Zitta zitta.

A Parma tutto apposto. Se non fosse per questa epidemia di abbandono di minori causata da una classe insegnante priva di moralità – moralità che dovrebbe permeare chiunque nella vita abbia assunto una missione didattica, la quale è, prima di tutto responsabilità, e poi un lavoro. Ho una zia maestra, che lavora a 60km da dove vanno a scuola le sue figlie (una alle elementari, una alle medie). Se c’è il terremoto è giusto sfollare l’edificio scolastico, sono la prima a dirlo. Ma un’insegnante non può mollare i bambini di cui è responsabile per andarsi a riprendere i suoi. Come dice mia zia “io resto qui finché non sono venuti i genitori dell’ultimo bambino, e dò per scontato che le mie colleghe facciano altrettanto”. Invece boh, scene di bambini seduti sui muretti, madri che chiamano le altre madri al lavoro per dire “guarda che li hanno chiusi fuori dai cancelli i tre che erano rimasti, e mi sa che uno è tuo”. Scene così. Di una Parma amorale. Di una Parma che dopo tre giorni che ci passo vicino, tiro fuori un fazzoletto di carta e la butto via io quella siringa abbandonata sul marciapiede di fianco alla piazzetta, perché il mio quartiere no, la mia città no, certe robe non le deve fare. Scene di una Parma in cui, paradossalmente, il male minore é gente che si sposa conciata in questa maniera

Prima che ve lo chiediate, no, non è povera. Ha uno studio da tatuatrice. Che ci prendi l’appuntamento e vai a dopo tre mesi. Non è povera. Davvero.

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