De Senectute

A proposito della gerontocrazia – che ormai sembra essere diventata mia nemica ancor più del capitalismo e della cellulite – vorrei aggiungere due parole a quello che ho condiviso qualche giorno fa. In quanto ggiovane, io difendo la mia categoria. Come in quanto donna sono femminista e in quanto dissidente leggo il Manifesto. E la difendo coi paraocchi forse.

Ieri un commento di Manu mi faceva ricordare un vecchio articolo di Michele Serra che si concludeva con “Non ho l’impressione di dovermi difendere, nel mio lavoro, da agguerrite e insistenti pressioni di giovani leoni che aspirano al mio cadreghino”. Ecco, per me il signor Serra dovrebbe ridimensionare un po’ le sue pretese: un leone se é giovane é cucciolo; perché anch’io vorrei essere un giovane Umberto Eco, ma se fossi Umberto Eco non sarei giovane, e viceversa.

Serra é uno che, una volta gli hanno dato del giovane, sempre in quell’articolo un po’ se ne vanta facendo il finto tonto “Avendo la barba già grigia, e dopo trent’anni di giornalismo e di scrittura, mi sono sentito definire «giovane autore» in qualche recente dibattito. Ne consegue che i trentenni italiani sono considerati teen-ager e i quarantenni giovanotti”.

Era il 2005, e lui di anni ne aveva già compiuti 51.  Credo che soltanto una persona con un ego veramente molto spiccato potrebbe dedurre dal fatto di essere stato bollato come giovane (probabilmente per sbaglio) che tutte le generazioni successive alla sua vengano d’ora in poi considerate slittate. Sorvoleremo su ciò. Anche perché io sono fermamente convinta che i trentenni siano i nuovi ventenni. Però non é che Serra sia giovane. Serra ha quasi 60 anni. Per le donne si va in pensione.

Avete presente quelle aziende guidate da imbecilli che mettono fuori annunci come “cerchiamo neolaureato con esperienza, max 27anni, da inserire in ufficio legale / vendite”? Gioia, se mi sono laureato ma ho già esperienza nel legale / nelle vendite sarà molto difficile che sia arrivato a prendere il mio titolo entro i 27 anni.

Mi chiedo se questi giornalisti in attesa di nuove leve come si attende Godot si rendano conto che gli Emilio Casalini (Report) o i Giovanni Ciolina (SecoloXIX) di oggi, tra vent’anni saranno probabilmente dei Michele Serra in ogni caso (pur se non degli Umberto Eco tra quaranta) in modi diversi e con storie diverse.

Per oggi io la difendo coi paraocchi forse, e forse un giorno la mia generazione farà autocritica. Vorrà dire che almeno avrà avuto l’opportunità di fare qualcosa di criticabile. Perché ad oggi mi pare non ci si possa lamentare di nulla, se non del nulla che non ci si lascia fare.

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Manu
    Giu 25, 2012 @ 06:18:14

    Io classe 1984, di quella generazione fortunella che “non si può dire trentenne” (cit. zerocalcare, blog su cui ti ho scovata). Sono tra le poche fortunate che un lavoro ce l’ha (oh, mi fa schifo eh? La moderna tratta degli schiavi -agenzia di lavoro interinale- non era proprio nei miei sogni di studentessa-lavoratrice) e quindi ha ben poco di cui lamentarsi.
    Mi sono fatta il culo per pagarmi gli studi e non avrei creduto, a 28 anni, di fare ancora i conti con il lavoro gratis e i vari: “ah, il contratto ti scade domani?”.
    Però io non mi difendo a spada tratta. Perchè sono istruita, ho avuto la possibilità di specializzarmi all’università, di imparare le lingue stranere, viaggiare. E, nonostante questo, non è che mi stia sbattendo più di tanto per farmi restituire il futuro.

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