Se avessi una moneta per ogni volta che ci ho pensato…

Agosto per me é quel periodo dell’anno in cui incontro gente del passato che non vorrei: é il compleanno di un mio amico affetto da SLA, che si era innamorato della mia classe femminile l’ultimo anno di liceo e che mi chiede ogni anno di organizzargli la pizzata. Sento gente che non chiamerei mai neanche per sbaglio, sono imbarazzata nel salutare e nell’impormi un innaturale “allora, come stai? cosa racconti di bello?” mentre vorrei solo dire un “senti cara la mia sàna*, il ritrovo é sabato alle 8, se mi confermi chiudiamo il discorso e prenoto”. Per poi prenotare davvero. Ma ogni anno a fine agosto so che non sarà stato sufficiente aver deciso una data già da giugno, perché se lo chiedi a giugno tutti rispondono “salvo imprevisti dovrei esserci” oppure “se non ho impegni vengo di sicuro”. Se lo ricordi a luglio “é comunque troppo presto per parlarne”. Poi mancano quattro giorni, devi prenotare, e nessuno sa ancora se verrà. La mia classe delle superiori si divide in un fitto sottobosco di sparacazzate: é gente che non é abituata evidentemente a gestire un impegno di vita sociale diverso dai quelli soliti cui partecipa durante l’anno, e quindi risulta sempre risponderti con un “forse” che é un “no” ma te lo dice come se volesse dire “sì”, perché non sa come rapportarsi in maniera civile al di fuori del proprio piccolo recinto.

Il secchione: é il primo che ti risponde a giugno, subito, direttamente, ovviamente con un forse; ti dice “Firenze permettendo” per ricordarti che lui é un nerd vero e non solo un ventiseienne con gli occhiali e una camicia hawaiana. Didatticamente sotto data ti dà conferma, aggiungendo un “salvo imprevisti”, l’uscita di sicurezza del nerd (a significare che se gli gira lui non c’è).

L’immigrata: lei é una garanzia, ti ha detto che c’era a giugno, poi sparisce, evapora, forse ha problemi con la questura, non lo sai e non lo saprai mai, il telefono é spento, le mail non le legge. Apparirà magicamente all’orario e nel luogo deciso. Per scomparire di nuovo dopo. Non la contare, ma tieni una sedia a portata di mano.

L’alternativa: la più amicona di tutti, quella che girava col simbolo della pace sullo zaino, quella che non mangiava gli animali, quella che si é iscritta a scienze politiche indirizzo mediazione culturale. In sette anni non é mai venuta ad una cena con gli ex compagni. E non illuderti, quest’anno ha un matrimonio. Probabilmente si sposa la sua migliore amica dello Zimbawe. Auguri e figli sani.

Il gabber: “per me va sempre bene ma non sono sicuro di esserci” che é una costruzione sintattica che mi stupisce e lusinga anche, visto che l’anno scorso aveva risposto con un bel “ho un giorno libero alla settimana e voglio farmi i cazzi miei”. La verità é che anche i gabber si ammorbidiscono quando trovano la fidanzata.

La gravida di turno: gli anni scorsi non aveva nessunissima voglia di fare scena muta a un tavolo di gente che si era sposata, laureata, aveva trovato lavoro, se ne era andata all’estero, oppure tutte le cose insieme, mentre lei zero carriera e zero cultura. Però quest’anno ha trovato qualcosa per dare un senso alla propria vita, quindi “non sa se riesce per cena, magari vi raggiunge dopo”. Questo é un forse che verrà coronato da una telefonata in corso di serata per verificare chi c’è: se il pubblico é caldo e tendente allo zitello, la pancia verrà portata in trionfo per il dolce. Se no, era troppo troppo stanca per venire.

La mondana a tradimento: di lei avresti detto di tutto, tranne che l’avresti mai trovata in giro per locali, perché sembrava tanto timida e sempre silenziosa. Alle feste più folli, lei é lì. E non manca mai una cena di classe. Ancora non sai cosa faccia nella vita, ha la pagine facebook piena di foto, neanche da una capisci dove viva, con chi, se ha un uomo o anche una donna, probabilmente la conservazione del suo anonimato é il segreto del suo successo sociale.

L’antipatica sei e antipatica resti: questa la inviti solo perché é la prima della rubrica, sta sul cazzo a tutti, tutti stanno sul cazzo a lei, non viene mai anche se dice sempre che ci sarà. Il motivo per cui é antipatica.

La fidanzata del calciatore: lui è sempre via per il campionato, lei lavora in ufficio. Tendenzialmente dovrebbe essere la prima persona dire di sì per una pizza il sabato sera. Nella realtà dei fatti, sotto data scrive una frase come “sono quasi certa di non esserci perché vado via per le ferie”. Se lavorasse per me, una così o la licenzierei subito perché bipolare (o hai prenotato le ferie o vieni a cena, cioé, chi é il pirla che prenota le ferie ma forse viene a cena?!) o me la terrei stretta per la faccia da culo che ha. Prendimi le telefonate e dì a tutti che ho detto che non ci sono, grazie.

La caduta in disgrazia: lei era veramente brava a scuola, poi voleva anche essere figa e ha iniziato una brutta fase puberale il giorno della maturità: il suo 100 é diventato un 98 mentre gente che non sapeva scrivere il proprio nome senza chiedere aiuto al prof. veniva premiato con la lode; quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e l’adolescente ribelle è esplosa (in ritardo, e lei odia essere in ritardo, oppure lo ama per sfregio, magari non lo sa più nemmeno lei). Sta di fatto che l’università l’ha finita in ritardo, lavorando in un posto che non era quello che sperava ma va bene, e tutte le sere che può esce e si sbronza per dimenticare. Ti scrive che forse viene dopo, a bere qualcosa.

La mondana di mestiere: non puoi dirne niente di male, ti sembra sempre sbronza ma è pulita, se può viene davvero, il problema é che ha un milione di altre cose da fare e quello é il suo lavoro, compreso il fatto di sembrarti sbronza e stressata. Ti dice un “forse” che è carico di mille vorrei ma non posso. (e ti percula*)

L’ex tua amica che quando ha iniziato a far parte di un nuovo trio ti ha scaricata: l’hai chiamata venti giorni prima, hai fatto i convenevoli imbarazzanti del caso. Lei ti ha detto che ci sarebbe stata sicuramente. Tu le hai detto che una del trio ti aveva già detto che non veniva. Lei ti ha detto che se riusciva, veniva. Tu le hai chiesto se sentiva la sua compagna di banco di cui non hai il numero, di dirlo anche a lei. La richiami sotto data e non può, e ” non é che senta più tanto la sua compagna di banco ma gliel’aveva accennato, magari le dà il tuo numero”. Così anche la terza del trio può dirti che non viene.

La subdola: tutti gli anni la chiami e ti risponde, perché ha perso il telefono e non ha il tuo numero in rubrica, e quindi ti dice che forse ci sarà. Quando la richiami per dirle data e ora, visto che ha il tuo numero, non risponde più. Riceverai un messaggio di scuse due ore prima della cena, non aveva visto la chiamata / si era scordata di richiamarti / non si ricordava più se era quella la sera.

La problematica: Non ti risponde alle chiamate e ai messaggi da luglio, quando perdi le speranze di saperla in vita ecco che il tuo telefono comincia a squillare in una valanga, ma che dico valanga, in un orgasmo di messaggi, almeno otto consecutivi, a comporre un unico lungo romanzo frutto delle sue peripezie degli ultimi dieci mesi. Una divina commedia in cui lei, a contrario, è dovuta scendere fino all’inferno con tutte le cose che le sono successe. Non sai a quale degli otto messaggi iniziare a compatirla. Ovviamente cominci dall’ottavo. Quello in cui ti dice che “non devi contarla, perché con tutti ‘sti casini non sa proprio se riuscirà a venire”.

Quello che non hai invitato: tutti gli anni ti sbagli e non inviti qualcuno, che offesissimo si fa trovare “casualmente” nel posto dove hai prenotato e rinfaccia a tutti di non averlo chiamato. E’ l’unico che sei sicuro verrà.

Quella che lavora nel settore ristorazione: e quindi vai da lei per cena. Ti garantisce che c’è la pedana per il ragazzo con la SLA, la pedana é suo marito che esce dalla cucina e mentre lui tira tu spingi e la barriera architettonica é superata (la carrozzella meccanica ringrazia per il trattamento). Ti dice che é felicissima che veniate e che spera di poter stare un po’ con voi. La vedi a fine serata quando chiede “tutto bene la cena?”. E la cena andava bene, magari la prossima volta il tavolo di quello con la carrozzella non lo scegliere di fianco all’ingresso addossato al muro, con l’unico posto per lui proprio dove passa il cameriere.

La didattica: é quella che organizza, sente tutti, prenota. Si inventa le balle più assurde per convincerti a venire. E’ falsa come una moneta da tre euro, finge di essersi dimenticata di averti già chiamato per riprovare a convincerti. Gioca carte come che lei è donatrice di sangue se sa che hai fatto incidenti in auto di recente. Che ha visto la madonna in una grotta vicino a casa tua se sa che ha trovato la fede, poi a cena ti racconta. Offre passaggi in macchina da giro del mondo. Vota per tutti i partiti. Ti ricorda un po’ quegli animatori stralunati da parrocchia di quartiere, quelli troppo fissati anche per fare i catechisti perché allontanerebbero i bambini. Odia i rifiuti, li reputa offese personali. Ovviamente nella vita é la prima a dire dei “forse” grossi come un dito indice per nascondere dei “no” larghi come una vacca, ma certamente non quando organizza lei. Perché quando organizza é a woman on a mission, foot on gas, key in ignition, can’t stop now cos i’m on a mission sicché chiunque sia tra lei e la missione é solo un morto che cammina, il cui cadavere ella aspetterà in riva al fiume per poterci pisciare quando lo vedrà passare. La didattica si siede in riva al fiume da anni, ogni agosto, finché non si va a cena e ne esce una serata decente. Si alza quando il suo amico con la SLA sorride e le dice che é contento che anche quest’anno é riuscito a mangiare una pizza in compagnia della classe di cui era innamorato.

*sàna: sing. femm. dialett. parmigiano, letteralmente “scrofa da allattamento”, femmina del maiale con lattonzoli carichi di latte.

Aggiornamento al 25 Settembre 2012

 

Quest’anno la cena é saltata. Troppi forse, restavano solo il secchione e la didattica, sicché (coi nervi che può avere una che deve spiegare ad un ragazzo malato di SLA che per la cena organizzata da due mesi nessuno è riuscito a liberarsi) hai dovuto annunciare l’annullamento con educazione e gentilezza per tenerti aperta una porta  ad una cena futura. Poi oggi sei capitata sul profilo della mondana di mestiere e hai visto una foto di alcune delle tue ex compagne di classe, sette a cena una sera, e hai pensato “eh, per accordarvi sulle date delle cene voi ci riuscite, ma quando si tratta di proporne una per un amic…” e poi capire. Leggere la data: il 16 Settembre. Due settimane dopo quella fissata per la cena, e tra quelle proposte all’inizio come papabili per trovarci con l’amico innamorato di noi. Rendersi conto che potevano benissimo proporre quella data, e non l’hanno fatto. Sette stronze, a partire da sinistra.

La prima del trio: è stata avvisata venti giorni prima da L’ex tua amica che quando ha iniziato a far parte di un nuovo trio ti ha scaricata. Tre giorni prima della data le è stata ricordata, e ti ha scritto che non poteva. Le hai risposto che forse si spostava al week end dopo (6/7/8) o quello dopo ancora (14/15/16), ti ha detto che non poteva lo stesso. Il 16 era alla cena della foto. Ti senti perculata.

La caduta in disgrazia: ha avuto la gentilezza di rispondere ai messaggi dicendo no, passo dopo a bere una cosa;

La fidanzata del calciatore: come da messaggi di fb, aveva prenotato le ferie e riteneva che nel caso non ci fosse andata avrebbe potuto esserci; si è già parlato del motivo per cui la si odia et ama;

La gravida che era di turno qualche anno fa: le hai scritto su fb, mandato messaggi e telefonato a più riprese, non hai mai ricevuto uno straccio di risposta, immagini di starle sul cazzo per qualcosa. Probabilmente ha ragione lei;

La problematica: chiamate e messaggi senza alcuna risposta per giorni (almeno una ventina), poi poco prima della data ti ha scritto un sms, “ha avuto problemi e non poteva venire”. Tu eri sinceramente preoccupata, per il suo compleanno le hai anche fatto gli auguri e detto che speravi fosse tutto risolto. Poi hai incontrato per caso sua sorella, che ti ha detto che a luglio si è laureata, e anche accasata (non ci sperava più nessuno) e che ha fatto un bel periodo di vacanze. Buon per lei. Tu ti senti perculata.

La seconda del trio: chiamata, mi ha risposto subito che andava in ferie quel week end e che anche gli altri non poteva. Ecco.

La mondana di mestiere: fb da mesi, telefonate e messaggi per un po’ senza riscontro. Ti ha risposto quattro giorni prima della cena che si era tuffata male da uno scoglio a Pantelleria e forse aveva una lesione del timpano ed era sotto cortisone, quindi non sapeva se poteva venire, di richiamarla giovedì (data del suo compleanno, ti ha anche fatta felice che forse voleva sentirti proprio per quello e ci scappava la serata mondana). Le hai riscritto mercoledì e giovedì, non ottenendo risposta. Su facebook pubblicava che era a Forte dei Marmi a mangiare il pesce. Venerdì hai annullato la cena. Dieci giorni dopo é andata ad un concerto di Pete Doherty al Corallo di Reggio. Tu sei morta di perculo.

Voglio confermarvelo, qui, ora, dicendola tra di noi quest’acidità, che delle persone come queste non so cosa farmene, se non per accontentare un amico che chiede di vederle per cena. E nemmeno a quello servono. Sicché.

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5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. samantagiambarresi
    Ago 28, 2012 @ 20:29:42

    Ho letto tutto per sapere in quale categoria rispecchiarmi… ma non mi sono ritrovata, uffi… ma vorrei essere la mondana di mestiere

    Rispondi

  2. Manu
    Ago 29, 2012 @ 14:36:34

    Ma tu come compagni di classe non avevi degli esseri umani, avevi degli archetipi.

    Affetto per la didattica.

    Rispondi

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