Settimana ginseng – Week end ginfizz

…continua…

La festeggiata é vestita di rosa, in ricordo dei vecchi tempi in cui mettevamo i nastrini rosa ai tavoli delle discoteche per i compleanni. Poi Coguara é rimasta incinta e il nastro rosa l’ha messo fuori dalla porta, abbiamo capito che certi tempi sono appunto invecchiati. Mi libero le mani dal regalo e vado a prendermi una birra. Solitamica é contentissima, le abbiamo regalato dell’intimo, un po’ rococò un po’ zoccolò, roba fine. Finché sta sotto i vestiti. Scopro intanto di non essere l’unica in ritardo, gli amici del paesino di lei sono ancora dispersi. Arriveranno con un’ora e un quarto di ritardo, mentre stiamo decidendo di risalire via Farini come un salmone che torna a deporre le uova nel bar in cui ha passato l’infanzia. I salmoni siamo noi che paghiamo per andare in un buco come il Mood. E salmoni fa rima con quello che volevo veramente dire. Mentre ci sediamo, vedo appoggiato al muretto di fronte un manifesto pubblicitario Abercrombie & Fitch vivente: sono undici ragazzi tra i 19 e i 23 anni, tutti con felpa / tshirt del marchio newyorkese. Penso ai genitori che una volta compravano i grembiulini per andare a scuola e oggi comprano le uniformi per uscire il venerdì sera. E sento che ho fatto un pensiero anziano.

Nel frattempo i drink non riescono a sciogliere il clima disomogeneo che spesso si crea a Parma tra gruppi diversi riuniti per le feste di compleanno. Parma é un posto strano, di solito qui se qualcuno entra in una stanza e non conosce nessuno, non saluta, non si presenta e quando ha esaurito il motivo per cui ci è entrato, se ne va a sguardo basso. Il parmigiano medio dissimula, dà l’idea di essere soprappensiero e con lo sguardo nel vuoto: di vista conosce un sacco di gente ma non l’ha mai salutata (e soprattutto, non l’hanno mai salutato gli altri per primi) quindi ha bisogno dell’alibi di una cordiale distrazione per giustificare l’ennesimo episodio di maleducazione. Immaginate quanto sia imbarazzante passare un’intera serata con gente che finge di non vedersi. Ringraziare Dio di trovare una persona che risponda al tuo brindisi per la festeggiata dall’atra parte del tavolo. Alzarsi per andare in discoteca e non mettersi nemmeno d’accordo su dove trovarsi all’ingresso. Non che il Dadaumpa sia immenso. Ma anche se questa é la mia vita da quasi dieci anni, ancora non mi abituo che sia normale.

Il Dadaumpa é uno di quei posti che ti avvisa col nome: ci trovi gente che in tv guardava le sorelle Kessler. Entro e c’è il mio professore di diritto penale all’ingresso, in camicia sbottonata al colletto. E’ insieme ad un quarantenne vestito come un diciassettenne e tatuato come un marinaio, che ci proverà con me tutta sera spiegandomi le sue vacanze a Forte dei Marmi, Barcellona, New York. E ogni due minuti mi ripeterà il suo nome per farsi trovare su Facebook il giorno dopo.

La musica é simpatica e Solitamica ha prenotato un tavolo con alcolici, il clima si scioglie, ho in mano un bicchiere d’acqua (unica cosa gratuita del locale), e neanche l’arrivo di MagicaEmy può rovinarmi l’umore. Ballo, sudo, dico cazzate. Poi la gente inizia a scemare, vado in bagno – un posto dove prima o poi la Ausl metterà i sigilli –  e quando ritorno siamo rimaste io e Matta. Matta è quel tipo di amica che se arriva uno ubriaco lo manda vicino a me, lui mi tocca il sedere, io mi volto, gli mollo una sberla perché se é abbastanza lucido da toccarmi il sedere l’essere ubriaco non è una scusa, poi me ne vado perché la sberla era per convenzione; siccome lui resta lì a fissare con aria di sfida é chiaro che sta cercando la rissa, e io gliela darei anche perché è solo un grasso stronzo alcolizzato e io ho lo spray al pepe con me, ma non sono il tipo che lo usa per difendere il proprio onore; e Matta si offende, perché sono partita senza dire niente. A quel punto io sono lì che voglio solo farmi una doccia per levarmi di dosso la mano del maiale, e mi tocca anche sentire stronzate come “eh ma lo sai che in questi posti qui succede”. Sicché affronto la fine della serata per quello che é. Cerco Solitamica, che é un po’ sbronza e un po’ incazzata come da tradizione, la vedo salire sulla macchina del fidanzato e capisco che sono autorizzata ad andarmene a casa.

Sono le cinque meno un quarto, i tacchi erano pochi ma quando mi sfilo le scarpe ho ugualmente i piedi intorpiditi. So di fumo e di due palle che ho. Domani cercherò Julie & Julia  in streaming. Dopo queste serate ho sempre bisogno di happy ending.

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