Partorire é un po’ partire

Il sabato sera parmense, se non hai voglia di staccare un assegno per entrare in uno di quei quattro night club travestiti da discoteche locali che ci sono in città, e nemmeno vuoi sfidare la stanchezza e l’etilometro per dare dei soldi a Franco Bassi del Fuoriorario (apro una parentesi per chiarire il tono astioso: io per costui nutro un’antipatia personalissima da quando mi promise che mi avrebbe fatto conoscere Luttazzi dopo un suo spettacolo, e mi tenne bloccata ad occhieggiarmi quasi un’ora al bancone mentre i miei amici ballavano – giovane e stupida io a fidarmi di un cinquantenne stempiato in maglietta che canticchiava e diceva cose a caso ad un microfono in una sera di novembre) o per dirigerti ad ovest e fermarti a Fidenza, Fiorenzuola, Piacenza, oppure da lì proseguire per Milano e magari anche a Lugano, non lo so, ho anche amici che lo fanno, insomma, se non vuoi fare tutto questo, a Noceto c’è Bertinelli. Circa dieci anni fa il proprietario di un caseificio affacciato sulla strada provinciale, a 10km da Parma, decise che i prodotti di gastronomia che vendeva potevano anche servire per le pause pranzo di chi lavorava, e poi visto che funzionava, anche per le cene. E dopo le cene, la gente si fermava a bere qualcosa e allora decise di far suonare qualche gruppo, e siccome c’era la musica e il locale continuava ad affollarsi, mise giù dei tavoli e delle panche. Che dopo qualche tempo sono diventati divanetti bianchi con intorno un salone con le pareti di vetro, mentre accanto al caseificio nasceva una piscina, e la campagna intorno diventava cinque ettari di parcheggio per due giorni a settimana. All’ingresso sono apparsi dei buttafuori, ma nessuna cassa. Non so ancora se in segreto di questo locale sia il fatto che non si paga per entrare e nemmeno il guardaroba o che si trovi sul crocevia per le strade di tre delle quattro città dormitorio di Parma, so che il sabato sera ci trovi il mondo. Due sale. Mille persone. Novecento casi umani. Persone che se si pagasse o se ci fosse da andare fino il città, sarebbero gelosamente custodite a casa dalle proprie famiglie, dove nessuno può prendere in giro le loro giacche doppiopetto militari accompagnate da catenine d’oro sul petto abbronzato, depilato ma con un po’ di ricrescita (che si veda che sei uomo). Ragazze non proprio più tali, ma fedelissime ai dettami anni ’90 di Max Pezzali per cui prima o poi a consumare suole nei locali per fare la figa di legno, ignorando tutti quelli della compagnia dell’infanzia che inesorabilmente incontra, troverà l’uomo giusto. Il vocalist che ogni tanto intona “I say Berty, You say Nelly, Everybody BERTINELLI”. I dj sempre rigorosamente autoctoni, con la morosa seduta nei tavoli dietro la consolle, a braccia conserte e sguardo torvissimo. Il gabbiotto della piscina che si intravede da dentro, con su scritto Etòr che sushi! (Dial. Parm. “Altro che sushi!”). La vetrinetta in corridoio “Aspettando l’estate – Bertinelli 2013” con dentro due ragazze sdraiate in costume da bagno sotto le lampade finto abbronzanti e gli sguardi di tutti quelli che passano (e ci sono quelli che fanno i navigati ma dignitosi, ma anche quelli che non hanno proprio contegno). Ecco, in questo posto che autoironizza sulla provincialità e provincializza sull’ironia, potete trovare placcataplatino stasera. Pensava di mettersi un paio di stivali stile cowboy con le paillettes, se la volete salutare.

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9 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. SemplicementeBlu
    Nov 17, 2012 @ 16:53:28

    fossi più vicino vorrei proprio venirti a salutare! 😀

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  2. Manu
    Nov 19, 2012 @ 10:42:40

    Quindi avete anche voi il vostro Casale!!!!

    Rispondi

  3. Manu
    Nov 20, 2012 @ 07:35:31

    Tamarreide?

    Rispondi

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