Quelle cose che mi mancheranno dell’università: le serate trash di studio davanti a RaiUno

Io ieri sera stavo guardando le repliche de Il Testimone di Pif su Mtv (mentre, naturalmente, scrivevo questa mia eterna tesi). Ad un certo punto é arrivata la pubblicità, e allora ho fatto l’aggiornamento dei canali sul decoder del digitale terrestre, sicché mi è apparso Raiuno proprio mentre Crozza faceva il pezzo su Berlusconi. Ho subito cambiato su Raitre. Così, d’istinto. C’era Operazione Valkiria, bel film, peccato che con Tarantino ho scoperto che anche i nazisti possono morire e quindi non riesco più a vedere film dove la giustizia non trionfa. Ho ricambiato su RaiUno e stavano fischiando Crozza.

Ora, a me Crozza non piace. Qualunque comico che riesca a lavorare nel momento in cui Luttazzi non può, per me, é un comico fasullo. Sono una talebana della satira? Sì, perché, per me, far ridere parlando di cose serie (politica, società, religione) é un’arte molto difficile. Devi perculare un sacco di persone che si incazzano, e se non ride nessuno vuol dire che non lo fai bene. Ma anche se ridono tutti, perché vuol dire che non hai fatto incazzare nessuno, quindi hai detto qualcosa di troppo banale per chiamarla “arte”. A me Crozza non piace, perché gli attribuiscono della satira ma in realtà fa appena appena battute, che solo Gasparri e la Carfagna troverebbero scomode.

E’ probabile che ieri sera sia stato fischiato da uno dei due.

Detto questo, siccome Crozza é uno dei comici in Italia che fa battute a sfondo politico sulle tv nazionali, pensavo che ieri sera avrebbe avuto un grandissimo successo: si avvicinano le urne, e io ci conosco, noi elettori pigri e svogliati che ci informiamo sulla politica nei seguenti modi (e neanche tutti):

– i post su Facebook degli amici con orientamento politico affine, quando non oscurati

– i primi cinque minuti di Ballarò

– il Buongiorno di Massimo Gramellini sulla Stampa

– gli articoli di Filippo Facci su Libero.it (e, dopo la ribalta ottenuta sfiorando la galera, gli editoriali di Alessandro Sallusti)

– Striscia la Notizia – sì, condiziona più gente Enzino Iacchetti di Bianca Berlinguer

– Marco Travaglio a chi piace, il giovedì

Sicché sono rimasta turbata. Durante le carestie, non si può mica essere schizzinosi – anche se parliamo di Crozza. Negli altri stati (occidentali, mediamente democratici e capitalistici) conoscono questa indole lassista dell’elettore, e l’offerta di comicità é decisamente più varia. Qui, ad esempio, per fare satira sugli estremisti religiosi serve che Calderoli si ricopi sulla maglietta una vignetta disegnata in un altro paese. Per me c’è un deficit evidente. Non abbiamo abbastanza comici (professionisti).

Il problema, a mio parere, si deve ricercare tra le carriere satiriche stroncate nel corso degli ultimi vent’anni dalla politica. C’è stato questo lungo periodo in Italia per cui o facevi il tormentone di Zelig – sempre lo stesso, sempre sicuro – oppure non lavoravi in televisione. Tanti comici hanno ripiegato sul teatro. A volte non è bastato: nel caso di Beppe Grillo per continuare a far ridere parlando di politica, lui ha dovuto cominciare a fare politica direttamente. La gente non era più abituata alle battute sulla politica; chi ne faceva veniva bollato come schierato, durante quel momento triste in cui solo lui (lui, Berlusconi) poteva raccontare le barzellette, ma su di lui non potevi dire nulla o eri contro. O peggio, eri a favore. E la cosa non riguardava solo i comici, c’era il terrore per qualunque battuta detta davanti ad un pubblico.

Oggi viviamo lo strascico di quel periodo che ma fatte ‘na risata  avremmo dovuto usarlo come mantra da mattina fino a sera. Ci danno fastidio le battute sulla politica perché non siamo più abituati a sentirne da un po’, ci ricordano un clima di serpeggiante odio sociale tra chi stava di qua e chi stava di là, e dovunque si stesse ci si stava prendendo tutti troppo sul serio. Io, comunque, a proposito di chi stava di là, mi chiedo la Bianchetti, Gasparri e la Carfagna tra cinque anni, dove staranno. Su come si prenderanno, dubbi non ne ho.

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