Un sasso lanciato. Una parola detta. Una manovra in parcheggio.

Le cinque cose che ricorderò della mia prima (e ultima) volta in una piscina della bassa parmense:

1. I tamarri parcheggiati davanti all’entrata con le portiere aperte e la musica a volume altissimo a sottofondo di una gara di sputi

2. La coppia accanto al mio ombrellone, avvinghiata come un corpo solo. Forse nel disperato tentativo, teneramente fallito, di fare, in due, la mia età.

3. Il ragazzo che, scrollandosi l’acqua di dosso accanto a due donne obese, mi ha guardato dicendo “le bagno un po’ che quando si spiaggiano soffrono”

4. La cordicella del Tampax che sporgeva dal costume della ragazza, rigorosamente a gambe aperte, a bordo vasca

5. La mia perplessità sull’appoggiare le mie cose in cabina mentre mi cambiavo per andarmene, quando dall’altro spogliatoio ho sentito una ragazza sgridare un’altra con un “NO MA QUESTA VERRUCA DEVI ASSOLUTAMENTE TOGLIERLA!” culminata in un mio “Lé” e fuga in corsa.

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