La lito

Le mie amiche sono vittime del periodo angosciante post-universitario, quello in cui ci si accorge che si é più vicine ai trenta che ai venti e, cazzo, non si é ancora mai vista Amsterdam. Forse non la si vede neanche più. Com’è potuto succedere? Ve lo dico io com’è potuto succedere: ogni volta che io proponevo di andare ad Amsterdam avevano un fidanzato a cui essere devote. Ce l’avevo anch’io, ma la devozione l’ho sempre lasciata alle martiri domestiche. Quindi ad Amsterdam andammo io e il mio zaino. Amiche e fidanzati a casa.

Per tutti questi anni, ormai passati, ho sperato ogni giorno di vederci crescere, anche un po’ di invecchiare. Perché avere diciotto anni significava avere la libertà di girarmi il mondo, eppure con me non lo voleva fare nessuno. Forse a diciott’anni era troppo presto, mi dicevo, forse ci dobbiamo ambientare. Aspettiamo?

Ho aspettato. E in questi dieci anni di attesa ho girato un po’ per gli affari miei. Ho progettato di farlo sempre più in grande. Oggi che le amiche si svegliano dal torpore delle sigarette fumate il sabato sera al bar, accanto alle pance gonfie di birra degli amici di lui, anch’io mi sveglio. E andando in bagno per pisciare, trovo un capello bianco.

Potete immaginare il disappunto.

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