Alcuni appelli (disperati)

Ci sono diversi motivi per cui non vado in bicicletta: il primo è un trauma infantile – credo. Vedi cadere uno tuo consanguineo accanto ad un camion senza avere il tempo di reagire, ti impressioni per sempre. Poi c’è questa mia pigrizia, che la bicicletta (che sembra solo telaio e ruote, ma non é) percepisce. Come un animale annusa la paura, e quindi la punisce: ogni volta che salgo su una bici, si buca una ruota. Voglio fare la figa in Olanda? Si fora quella davanti. Ho fretta e devo correre in centro a portare dei documenti importanti? Sicuramente quella dietro sarà sgonfia a metà strada. Probabilmente per terra c’è bagnato, o pioverà a breve. Ma sopra tutte le motivazioni per cui non voglio muovermi su due ruote, c’è la cosa più importante: il panorama umano che offrono i mezzi pubblici. Frequento gente abbastanza snob da ammonirmi sul fatto che i mezzi siano “per le donne e per gli immigrati”. E’ gente che  frequento esattamente per lo stesso motivo per cui prendo l’autobus: voglio osservare la fauna. Oh irony. La bicicletta é il mezzo dell’eroe solitario, quasi incompreso. Se ci fate caso, chi guida automobili per strada é un bipolare in poltrona, si incazza facilmente al semaforo come si rilassa appena trovato parcheggio, un po’ come guardando Fiorentina – Juve. Il ciclista no: egli vive l’angoscia di vedere il proprio spazio invaso da chiunque, anche dai neonati nei passeggini, che sulle strade dovrebbero essere i più indifesi, e invece sulle ciclabili spadroneggiano come Attila. Suonano ossessivamente il campanello, se ne possiedono uno. Se non ce l’hanno, lo imitano con la bocca. Alcuni lanciano segnali come le balene col sonar: “OhOh! OH OH! OOH!” Screeck. Puttana troia! Ma schiantati, sfigato! …non é vero, non direi mai “schiantati” a un ciclista. Perché é un eroe incompreso, ed io ne ho simpatia. Inoltre, tutto quello che fa, lo fa su un trespolo che sa essere scientificamente pericoloso per la propria virilità. E’ anch’egli la fauna che io voglio osservare, forse più di ogni altra. Ma visto che andiamo verso l’autunno, ho deciso che faccio l’abbonamento Tep, perché se la vita e la bici hanno lo stesso principio, e bisogna continuare a muoversi per stare in equilibrio, tanto vale muoversi al caldo.

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. beatriceblackbird
    Ott 24, 2013 @ 12:49:23

    Anche io ho un rapporto strano con la bicicletta, soprattutto perché ho paura, dopo una serie di rovinose cadute a terra, due volte quasi-investita rispettivamente da una moto da cross e da un tir, un mezzo svenimento in una strada deserta ed altre mer(d)avigliose – perdona il francesismo.

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