Partigiani con le pentole

C’è un anniversario importante per la Parma partigiana tra qualche giorno: é il settantesimo anno dall’arresto dei fratelli Cervi. Giovanni Bigi, genero di Antenore Cervi, uno dei fratelli, riferì in seguito come vennero a sapere della fine del fascismo, la mattina del 26 luglio 1943: ” – È passato uno in strada e si è messo a gridare: – L’è casché, l’è casché! – Ma chi è casché? – Al Duce, i l’han mess in galera”. Tutta la famiglia si riunì sotto il portico della casa di Gattatico, in provincia di Reggio Emilia, a poco più di dieci kilometri da Parma: c’erano i genitori Alcide e Genoeffa, e i figli Ettore, Ovidio, Agostino, Ferdinando, Aldo, Antenore e Gelindo. Volevano festeggiare in grande: era finito il ventennio. ma i fascisti c’erano ancora, e anche i tedeschi occupavano l’Italia. Serviva un gesto simbolico, ma che non desse scuse per reazioni violente. L’idea di cucinare della pasta venne ad Aldo, e tutti furono subito d’accordo. Servirono due quintali di farina della famiglia Cervi (più mezzo quintale offerto dai Bigi). Non era poco all’epoca: gli agricoltori dovevano portare tutto il grano alla raccolta, controllata dal fascio; le famiglie lo mettevano da parte di nascosto, prima che arrivassero le trebbiatrici, oppure la farina non sarebbe mai bastata per tutti. I fratelli Cervi per festeggiare si tolsero letteralmente il pane di bocca. La farina venne impastata dalle parenti della madre, a case Cocconi. Il caseificio Centro Caprara mise il parmigiano e il burro per la pasta, e offrì il forno per cuocerla. La mattina del 27 luglio due carri, uno dei fratelli Cervi e uno dei Bigi, passarono a prendere i bidoni di pasta al caseificio per distribuirla alla gente. Mentre si spargeva la voce, dalle case uscivano persone coi piatti in mano – alcune con le zuppiere. Si misero a camminare dietro ai carri, in attesa della pasta. All’ora di pranzo i carri arrivarono in piazza a Campegine (RE) e iniziò la distribuzione. Raccontò Bigi: ” – Uno si avvicina ad Antenore e gli dice: c’è anche un fascista che aspetta la pastasciutta, ed è in camicia nera. Antenore risponde: – Se è qui, vuol dire che ha fame. Poi gli va vicino e gli dice: – Certo, la camicia nera te la potevi togliere. E lui: – Ho solo questa. – Vedi come ti ha ridotto il fascismo? Non hai nemmeno due camicie. Io ero lì, al fianco di Antenore. E per la prima volta in vita mia vidi spuntare tre o quattro cartelli, con scritto Abbasso il fascismo e Viva la Pace”. Pur se così pacifico, il gesto di questa famiglia non fu tollerato. All’alba del 25 novembre 1943 la casa dei Cervi venne circondata dalle camicie nere della neonata Salò. Tutti gli uomini vennero portati nel carcere di Reggio Emilia. I sette fratelli, assieme a Quarto Camurri, un partigiano che si trovava con loro, vennero fucilati dopo un mese di prigionia.

E’ da tanti anni che nel cortile della casa di Gattatico il 25 luglio si prepara la “pastasciutta antifascista”. E la si dà gratis a chi viene a mangiare, come quel giorno di settant’anni fa. E’ per ricordare il sacrificio di sette martiri emiliani, rappresentanti di una terra in cui il cuore é molto prossimo allo stomaco: donare il cibo é curare i sentimenti. In questa terra ogni nuovo amore si festeggia a tavola.

(Questo anniversario importante sposta il racconto del mio viaggio in Marocco al 3 dicembre – love u all)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: