Sant’Ilario (ora pro nobis)

Il patrono di Parma é Sant’Ilario, vescovo di Poitiers nell’alto medioevo. Da storica del diritto a tempo perso quale sono, aprirei volentieri una parentesi su cosa significasse essere vescovo nell’alto medioevo. Ma siccome volevo parlare di biscotti, cioè delle Scarpette di Sant’Ilario – che sono una roba impegnativa dopo le festività, lascio perdere la digressione. Vi basti sapere che essere vescovo in quel periodo lì era una gran figata, finché durava.

A Parma, il 13 gennaio, si fanno questi biscotti di pastafrolla che sono grandi come la mano di un adulto. La pastafrolla, per le persone sensate, non é una cosa che andrebbe dosata così, col badile. Ma Parma é sempre stata una città che “meglio abbondare”, e quindi se fai un dolce lo fai oversize. Anzi, se per caso a metà del biscotto la tua bocca non fosse già abbastanza impegnata a chiamare liquidi anche dalle ascelle per produrre un po’ di saliva e riuscire a deglutire, meglio aggiungerci sopra una glassa di zucchero. Su tutto il biscotto. Le scarpette di Sant’Ilario, per me, sono dolci imperscrutabili. E immangiabili. Ma li apprezzo perchè nascono da una leggenda che parla di generosità premiata. Una storia classica: il povero ciabattino vede passare Ilario scalzo, nella neve, esiliato dalla sua città solo perché pensava che in fondo Dio e Gesù,  Figlio di Dio, sono fatti della stessa materia, cioé sono fatti di Dio – e voi ve la sentireste di dire il contrario? L’Imperatore Costanzo II sì. E quindi ecco Sant’Ilario scalzo nella neve, così malmesso da fare pietà ad un povero calzolaio, che alla fine riesce a mettere insieme un po’ di quello che gli resta e gli fa un paio di scarpe, e gliele regala. Ovviamente, trattandosi di due buoni cristiani, il gesto nobile si paga da solo. Ma siccome queste storie si raccontano per convertire persone meno belle dei ciabattini poveri e generosi, bisogna anche che Sant’Ilario faccia il miracolo e il giorno dopo gli faccia trovare davanti alla porta di casa un paio di scarpette in oro massiccio. Anch’io non sono una persona bella, e questa parte in cui i nostri sacrifici in terra vengono premiati, liquidando il premio prima di morire, la gradisco moltissimo.

Ovviamente nell’alto medioevo trovare un calzolaio che fosse povero non era facile, perché all’epoca il settore artigiano tirava moltissimo. E’ molto probabile che il calzolaio fosse un panciuto medio borghese, coi cordoni della borsa tirati, e che il gesto generoso in sé fosse in realtà il miracolo che Sant’Ilario riuscì a far accadere.

Questa è una mia speculazione. Dettata dalla velata acidità di chi stanotte non ha dormito. Ma che a fine nottata ha ricevuto in regalo una Scarpetta per fare colazione prima di andare a lavorare. E che quindi a Sant’Ilario è grata.

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