Barista / questo sgabello é un trono / tu dammi una Corona / ma quella col limone in punta

Rimini, esame per l’abilitazione alla pratica di avvocato 2014, la vigilia.

Placcataplatino si reca al centro congressi dove si svolgeranno le prove. Il banchetto che le é stato assegnato é perso tra migliaia di altri in una sala immensa: sei ingressi, nessuna finestra, ventiquattro bagni ai piani inferiori. Lo trova, si toglie la giacca, si siede un momento. Ci appoggia sopra, uno ad uno, settecento euro di codici commentati. Sospira, si alza, se ne va.

Rimini, esame per l’abilitazione alla pratica di avvocato, prova scritta, giorno uno.

Placcataplatino é sveglia dalle 6.00, in fila dalle 8.00, ancora fuori dalla porta di ingresso della sala alle 11.45. Attorno a lei il caos: gente che non ha portato i codici il giorno prima e deve farli controllare e perquisire ora, qualcuno ha perso il documento di identità, qualcuno il codice di accesso. Almeno la metà dei candidati non sa che ci sono i bagni dentro alla sala ed é in fila per pisciare invece che per entrare a fare la prova. Il tempo dato per svolgere il compito, la redazione di un parere di diritto civile, dura fino alle 19.30. Qualcuno piange consegnando la brutta che non è riuscito a ricopiare.

Rimini, esame per l’abilitazione alla pratica di avvocato, prova scritta, giorno due.

Il compito é un parere di diritto penale. Stammerda. Placcataplatino sul penale é tranquilla come un cieco in visita al Gran Canyon. E’ una delle ultime in fila all’ingresso, dietro di lei si scommette sulle tracce assegnate, ma sono scommesse che non pagherà nessuno. Placcataplatino sceglie la traccia da svolgere fingendo di essere nel 2012 e scopre che il problema fondamentale di questa sono i commissari d’esame: se un candidato chiede ad uno di loro se si possono inserire riferimenti alle sentenze successive a quell’anno, alcuni dicono “certamente sì”, altri “sicuramente no”, altri ancora “probabilmente forse”. Nessuno si prende il disturbo di dare un’indicazione ufficiale che venga messa a verbale. A metà della prova l’ambiente si riscalda, le file per il bagno sono più lunghe di quelle per lo stadio. Iniziano le prime espulsioni. Una candidata si sente male, vomita l’anima per due ore in bagno ed abbandona il palazzo.

Rimini, esame per l’abilitazione alla pratica di avvocato, prova scritta, giorno tre.

E’ il giorno della redazione di un atto a scelta tra diritto civile, penale o amministrativo. All’ingresso le perquisizioni sono intensificate. Commissari e candidati sono perfettamente consapevoli del fatto che ai giorni nostri la redazione di un atto viene svolta al computer, utilizzando dei modelli precompilati. Oggi però é il giorno dedicato alla sospensione dell’incredulità, e, in tacito accordo, tutti fingono che ogni persona all’interno della sala sappia redigere a memoria una qualunque delle oltre cinquecento combinazioni di formule giuridiche previste dalla legge italiana. Il terzo giorno é dedicato al surreale: alcuni candidati denunciano il furto dei propri codici e vengono derisi dai commissari al microfono. Ad un’ora dalla fine, viene annunciato che “stanno per finire i fogli” con l’unico effetto far scattare quattrocento persone verso la commissione in un velocissimo tumulto dettato dall’esasperazione e dalla paura di non poter copiare tutto in bella. In tutto questo, una commissaria (ingombrante ed inutile sia dal punto di vista umano che fisico) filma la folla disperata per postare il video sull’unico social network che conosce.

Placcataplatino, al termine di tutto questo, é felice di poter dire tre cose: 1) ha sempre detto buongiorno, buonasera, perfavore e grazie, anche quando un commissario le ha rifiutato un atto dovuto, anche quando un collega ha cercato di farla sbagliare; 2) se aveva dubbi sul fatto di voler diventare davvero avvocato, dopo questa prova ha preso la sua decisione, ed é no 3) uscita dalla seconda prova, dopo cinque anni che non rollava neanche la liquirizia, ha scroccato del tabacco e una cartina e si é fatta su in tre decimi di secondo una sigaretta che pareva una Marlboro.

Il mondo é là davanti, vado a dare un’occhiata.

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11 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Punto e virgola G.
    Gen 07, 2015 @ 19:01:33

    Che spasso.
    Come hai scritto, s’intende.

    Rispondi

  2. Victor
    Set 14, 2015 @ 10:16:13

    non ti invidio.
    Comunque, e’ stato molto divertente leggere.

    Rispondi

  3. placcataplatino
    Set 14, 2015 @ 21:40:55

    Guarda, ti sentivo ridere da qui. O eri tu, o era il destino di dover ripetere l’esperienza il prossimo dicembre che rideva beffardo. Non saprei.

    Rispondi

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