Allons les filles de la Patrie

Io sono di Parma, ma lavoro fuori città. Ogni mattina da circa cinque anni mi alzo per andare a lavorare, più o meno al solito orario. Così come rientro, più o meno alla stessa ora, verso la città. In cinque anni ho imparato soprattutto gli orari di chi incontro sul tragitto. C’è il centrafricano che guida il Ciao e lavora all’interporto, attacca alle 17.30 e stacca alle 8.00 del mattino. Poi dicono che non lavorano. Quando é nevicato l’ho visto mettere le catene alle ruote a bordo strada. C’è il falegname in pensione che porta ogni giorno la moglie al lavoro, in casa di riposo. Se nevica però la fa andare in autobus.

Poi ci sono le prostitute.

Quella che si mette davanti all’ingresso del rottamaio. Capelli lunghi e biondi, piccolina e magra. Da lontano sembra una ragazzina che aspetta il bus, spesso ha lo zaino, oppure una borsa grande. Se ti avvicini però puoi vedere i solchi sulla pelle, anche sotto gli enormi occhiali scuri che porta. Prende il 23 da San Pancrazio a mezza mattina, e scende alla fermata subito dopo l’Hotel Parma Congressi. Resta fino al tramonto. Con i colleghi di lavoro la chiamiamo “la serva dell’amore” perché é sempre lì a disposizione. Festivi inclusi.

Quelle col posto a sedere poco prima di Pontetaro. Sono tutte est-europee e sicuramente più giovani di me. Le accompagna un uomo piuttosto alto, tatuato sul braccio sinistro, con una Fiat Bravo grigio metallizzata. La targa, moldava, inizia per BC. Ne porta una verso le 14.00, poi va al bar prima della rotonda, in paese. Se qualcuno lo guarda, ricambia con lo sguardo di un cane rabbioso. Il turno della sera però resta fermo dove lascia le ragazze. Come cane rabbioso é piuttosto prudente, e tattico in materia di posizioni.

Quelle che mettono sulla rotonda alla fine della tangenziale. Sempre in due. Velocissime. Lì bastano anche pochi minuti. I camion che transitano, uscendo dalla zona artigianale a ridosso del mezzogiorno, le caricano subito e subito le lasciano andare. Quando passa la volante della Polizia hanno sempre, inesorabilmente, già fatto la giornata intera in meno di un’ora.

Quella che mettono davanti alla Decathlon di San Pancrazio. Ogni tanto i dipendenti la mandano via, che il pomeriggio vengono le mamme a comprare i vestiti sportivi con i figli.

Poi la notte é come se Parma fosse un solo grande bordello. Ogni strada. Ogni lampione. Ogni duecento metri. Mentre percorro la Via Emilia da Ovest a Est vedo i due travestiti davanti al distributore del metano. Vedo quella mora, pallida e magra, coi tacchi altissimi, seduta al capolinea del 3. E’ comoda anche se ti fermi in macchina, perché accosti nella corsia del bus, la fai salire tranquilla, senza bloccare la rotonda. Vedo quella che si mette davanti alla banca poco dopo il cavalcavia, con le scarpe glitterate che luccicano davanti ai fari della macchina. Non posso prendere Viale Piacenza contromano, ma se lo facessi potrei contare fino ad una decina di africane spuntare dalle strade laterali. Lo stesso in Via Reggio. Lo stesso fino a San Prospero. Passato il fiume, arrivata nel reggiano, quando supero l’ultimo semaforo di Sant’Ilario, penso sempre a quella volta di tre anni fa che, in pieno inverno, una prostituta stava con la gonna alzata e la faceva vedere a chi passava in macchina. Era senza peli. Ho pensato al freddo che avrei patito al suo posto.

Di questo grande bordello mi stupisce soprattutto il viverci ancora, nel 2015.

Ma l’ambiente circostante é piuttosto favorevole: se cerco “prostitute parma” su google il primo risultato é l’intervista di parma.repubblica.it a Caterina “storica prostituta parmigiana” da 23 anni sulla strada. Un racconto delicato e poetico di una zoccola che non batte di fianco alle chiese. Scopro che il Comune le ha censite da poco più di due mesi: 220, oltre ad 11 trans. In numeri sono relativi solo alla strada, ovviamente. Qualche articolo parla di mogli in vacanza e mariti a puttane.

Il problema é culturale, evidentemente. Nell’immaginario collettivo, a troie ci vanno i mariti. Non é un reato, é più un peccato, dai. Anzi, un peccatuccio, in fin dei conti romantico. Se poi si parla seriamente, salta fuori il discorso della regolamentazione e di far pagare le tasse. Perché a Parma, come nel resto d’Italia, quando si parla sul serio, si parla di denaro.

Ma a troie, in maggioranza, non ci vanno i mariti e i padri di famiglia. Conosco diversi uomini che sono andati a troie. Indovinate? Non erano sposati (e se Dio esiste non faranno mai figli). Ci vanno i vostri ex compagni di classe che non avete più rivisto. I tizi che avete conosciuto in discoteca che erano troppo ubriachi o fatti per provarci con una qualunque femmina. I colleghi che non vi dicono mai cos’hanno fatto la sera prima, salvo quelle in cui sono usciti “con gli amici”. I ragazzi del calcetto che ogni tanto vi hanno detto se volete andare al night con loro. L’ex di vostra sorella. Probabilmente un mio ex. Forse due. Gente sola, con qualche patologia sociale che porta a considerare normale il fruire delle altre persone (e non solo alcune), pagando denaro, come un bene di consumo.

Solo che, per qualche motivo che non mi é chiaro, la percezione sociale di questa patologia, che travalica intere generazioni e non accenna a fermarsi, é di una rassegnata tolleranza. Ancora a sessant’anni dalla Legge Merlin pagare una donna per del sesso é triste, ma ci ripetiamo che “c’è gente che non può farne a meno”. Siamo ancora qui a cercare di scusare e legittimare lo stupro rimborsato, ma é un concetto un po’ difficile da spiegare al culo delle troie, che di quei cinquanta euro ne danno quaranta al protettore.

Da storica del diritto, l’argomento più paradossale che sento in proposito é che “é sempre stato così”. Alla luce del fatto che oggi lo sfuttatore, una volta arrestato, può essere messo in prigione con gli altri detenuti, mentre fino a quarant’anni fa era a rischio di vita come un pedofilo, no. Non é sempre stato così.

In Italia ci sono “tra le 70mila e le 120mila prostitute per 9 milioni di clienti e un giro d’affari di circa 5 miliardi” dice Panorama.

Dalla prima volta che ho visto una prostituta, e ho capito cosa stesse facendo, mi sono chiesta cosa avrei potuto fare per cambiare le cose, e la cultura che le rende possibili. Ma oggi ho capito che, tanto per cominciare, non avevo mai detto chiaramente quanto consideri schifoso e immondo il fatto che si possa pagare il corpo di una persona, statisticamente disperata o costretta a venderlo.

Sicché.

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13 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Victor
    Set 02, 2015 @ 09:13:12

    Solite considerazioni pseudofemministe.

    Mai nessuna donna che , molto piu’ banalmente,ammetta che ci sono uomini E donne che preferisco la compravendita del sesso.
    Magari per scopi diversi ma tant’e’.

    Cosi’ come ci sono donne donne costrette alla prostituzione ma gli sfruttatori spesso sono proprio altre donne.

    potrei continuare ma mi fermo qui .

    Rispondi

    • placcataplatino
      Set 02, 2015 @ 10:00:27

      Il post, banalmente, descrive appunto l’esistenza di uomini (e donne forse, ma di queste non ho notizia né diretta, né indiretta, al momento) che preferiscono pagare per il sesso. Ho diverse notizie di donne che invece preferirebbero non doversi far penetrare in cambio di denaro da degli sconosciuti, ma che sono troppo disperate: la cronaca ci riporta ogni giorno dati sconfortanti, anche in paesi dove la prostituzione è regolamentata.

      La novità sarebbe nel fatto che oggi, qui, in pubblico, io scrivo che questi uomini sono pervertiti. Non lo diciamo abbastanza spesso. Si ride, si scherza, si raccontano barzellette sulle battone a tavola, ma sul fatto che quelli che pagano per scopare siano rifiuti sociali l’opinione pubblica non si esprime più.
      Se si parla di prostituzione, da qualche tempo, è solo per dire che esiste il fenomeno – e piano piano passa il messaggio che sia giusto così, e vada accettato.
      Io non credo che lo sia.
      E’ per questo che ho deciso di cambiare atteggiamento in merito alla discussione.
      Se questo fa di me una pseudofemminista, apposto. Finché si descrive ciò che dico con un termine che contiene “femminista”, a me sta bene. Perché è un termine che per me significa qualcosa di positivo.

      Rispondi

  2. Victor
    Set 02, 2015 @ 10:36:10

    Premesso che anche io condanno la prostituzione , e premetto che trovo pure assurdo che ci siano uomini che spendano soldi per andare con prostitute, cio’ detto, ti garantisco che la perversione non sta sempre e solo da una parte.

    I fatti ormai pubblici di Silvio e le Olgettine dovrebbero aver spiegato bene le dinamiche ( e t’assicuro che quello e’ solo uno dei casi , il panorama e’ molto molto piu’ ampio ).

    Condanniamo pure certe situazioni ma almeno che le responsabillita’ siano ben ripartite per favore.

    Rispondi

    • placcataplatino
      Set 02, 2015 @ 11:17:31

      Ammettendo che siano espressione del medesimo fenomeno, le olgettine e le prostitute che battono in strada penso proprio siano su un piano diverso.
      Il discrimine è, credo, solo il grado di umiliazione soggettiva dei soggetti coinvolti.

      Se le prostitute in strada sono accompagnate dai protettori, e vivono sotto il loro controllo, consegnando le entrate regolarmente, le olgettine, tutto sommato, possono essere (rispetto al proprio presente e futuro prossimo) economicamente tranquille, e quindi, sbagliando, magari percepiscono anche di essere donne libere ed indipendenti, che ricevono soldi per amicizia.

      Ma essere l’oggetto sessuale di qualcuno in cambio di denaro è comunque una mortificazione della persona, per quanto le sfumature percepite siano differenti. Perché è l’ammissione che esista un prezzo per una persona, e che quel prezzo qualcuno (o chiunque) può pagarlo per ottenere ciò che vuole. Non c’è un altro confine oltre questo. Comprare una persona per possederla, senza che sia lei a scegliere liberamente, è l’ultimo limite prima di prenderla gratis, cioé con lo stupro o l’omicidio.

      Se siamo d’accordo su questo, non possiamo però dividere le responsabilità della cosa tra chi mortifica e chi viene mortificato, perché non si possono attribuire delle colpe tout court ad un soggetto che subisce.

      Possiamo dire che ci sono soggetti che patiscono la situazione di meno, e anzi, che la situazione se la godono assai.

      Ma a mio avviso, non cambia la situazione di partenza.

      Rispondi

      • Victor
        Set 04, 2015 @ 10:51:12

        se per te l’aspetto e’ solo di tipo morale allora non sono d’accordo .

        La prostituzione ( parlo di quella quella non-obbligata, ovviamente ) c’e’ dappertutto e continuera’ ad esserci perche’ sia uomini che donne vogliono cosi’.

        puo’ scandalizzare e non piacere ma, per molte persone, il sesso non e’ poi cosi’ brutto se utilizzato come merce di scambio, non lo pratico ma non lo condanno a priori completamente.

        PS: Per quanto riguarda la casistica, t’assicuro che di proposte (pseudo)indecenti se ne verificano piu’ di quante tu possa pensare …. 🙂

        buonagiornata

  3. Victor
    Set 02, 2015 @ 13:54:22

    non ho compreso appieno il tuo ultimo commento .

    quello che volevo dire io e’ che , tolte le poverette prelevate dal loro paese e obbligate a forza a prostituirsi ( e qui si tratta di vero sfruttamento e violenza , quindi da condannare assolutamente chi si arricchisce alle loro spalle), negli altri casi trovo che da entrambe le parti ci sia un concorso di colpa ( come dite voi avvocati).

    In fondo,scusa il paragone (riconosco che e’ un po’ forzato ma molto simile) , e’ piu’ condannabile quello che si compra droga per uso personale o quello che gliela vende ?

    Rispondi

  4. placcataplatino
    Set 02, 2015 @ 15:00:29

    Ho paura di non potermi spiegare meglio di così.
    Il tuo è proprio un punto di osservazione diverso il mio: tu (mi sembra) vedi la prostituzione, al di fuori dei casi di violenza, come un fenomeno cliente (domanda) e prostituta (offerta), in un mercato dove ci sono gradi diversi di volontà di domandare e offrire. Per la droga questo ragionamento può starci, perché parliamo di commerciare un oggetto.
    Ma io non posso vedere questi gradi diversi di volontà (da cui discenderebbero poi le colpe di chi offre) perché credo che un “mercato” come quello della prostituzione sia sfalsato e mortificante di base.
    Dal mio punto di vista non parliamo di pagare per ricevere delle prestazioni. Parliamo di pagare per utilizzare un’altra persona.
    Se si trattasse solo di ricevere un servizio (necessario o meno) a troie ci andrebbero solo le persone che non riescono ad avere rapporti sessuali in altro modo. Ma non é così, perché i dati in nostro possesso ci parlano di nove milioni di clienti. Se in Italia ci fossero nove milioni di persone che non riescono fare sesso senza pagarlo, non avremmo un problema di prostituzione: ci sarebbe la guerra civile.
    La realtà è quindi che ci sono persone che scelgono di pagare per avere altre persone a disposizione.
    Però una persona non è qualcosa di commerciabile e quindi l’offerta della prostituta non si può definire né libera né volontaria (e nemmeno colpevole) perché cede qualcosa di troppo personale (sé stessa) per poter ricevere un pagamento equo in cambio. Il fatto grave é che si dia un prezzo ad un umano. Dopo ciò, i motivi, le sfumature, tutto quello che c’è nello specifico, per il mio ragionamento, non ha senso di essere analizzato.
    Ma non c’è nulla di male nelle visioni differenti.
    Il vero problema, adesso, é che hai scritto “voi avvocati”.
    E io devo ancora sostenere l’esame per l’abilitazione.
    Ho la scaramanzia che mi piange da un quarto d’ora in bagno.
    Come la mettiamo?

    Rispondi

    • Victor
      Set 02, 2015 @ 15:10:58

      ahahahahahah, scusa .

      a dopo per un commento piu’ serio .

      Rispondi

    • Victor
      Set 02, 2015 @ 15:52:37

      Tu continui a vedere l’uomo sfruttatore e la donna che e’ costretta a vendere l’anima controvoglia.

      Tu vedi l’uomo che si presenta con la mazzetta di soldi e compra tutto quello che vuole , anche cio’ che il venditore non vorrebbe mai venderti.

      Purtroppo non e’ affatto cosi.

      Anche l’uomo offre il proprio corpo ( oltre a dover pagare) , quindi , dal tuo punto di vista anche l’uomo da’ qualcosa di se’ ( ma deve pure pagare).

      Ti ricordo , a titolo di esempio , anche se esageratamente provocatorio , il film “proposta indecente” , quindi , non parliamo di sfruttamento della prostituzione, violenza o altre cose penalmente perseguibili.

      Per quel poco che so , quella e’ un situazione abbastanza normale ( a parte la cifra esagerata d cui si parla nel film) : davvero credi che la colpa sia solo del maschio ? sai quanti uomini si innamorano della prostituta che frequentano e vengono ridotti in bancarotta ?

      non voglio difendere la categoria ne’ fare moralismi, ma t’assicuro che una parte di quei 9 milioni non sono cosi’ “rapaci” come tu credi e le loro “fornitrici di sesso” non sono cosi’ sfortunate ed ingenue come tu credi . . .

      Rispondi

      • placcataplatino
        Set 02, 2015 @ 18:13:09

        Ho avuto un attimo di svarione sul puttaniere che “offre” il suo corpo alla prostituta e (poveraccio) gli tocca pure pagare.

        Ma tornando alla lucidità, non penso che la situazione normale sia quella descritta in “Proposta Indecente”, come non credo che sia esistita una “Pretty Woman” cui sia capitato un Richard Gere miliardario. E questo perché si tratta di due film. La realtà la raccontano le cronache e le statistiche.

        Possono esistere le storie personali: postami il link di un quotidiano che narri la disgrazia di un poveretto sedotto e rapinato e non ti dirò che é un falso. Non sto dicendo che non esistano situazioni in cui una donna non abbia più controllo che in altre. O che non esistano uomini che con le troie ci lasciano lo stipendio (anche se non glielo ordina il medico di scopare a pagamento).

        Sto dicendo che la prostituzione é inumana. Non mi importa chi smette per primo. Purché si faccia qualcosa per smettere.

  5. Victor
    Set 04, 2015 @ 12:54:10

    ho risposto stamattina ma non vedo nulla, hai cancellato il mio ultimo commento o ho sbagliato qualcosa io? 🙂

    Rispondi

    • placcataplatino
      Set 05, 2015 @ 13:53:27

      Io vedo il commento, secondo me semplicemente non si era caricato.
      Non é una questione “morale”, é questione di rispetto dell’integrità umana, ma ripeto, la vediamo da punti di vista differenti, non credo possiamo comprendere entrambi il punto di vista dell’altro.
      Per quanto riguarda la casistica, ho ricevuto la mia prima “proposta indecente” a 15 anni, l’ultima età di 25, su un totale di quattro. Non descrivo i fatti, ma in generale, quando mi é capitato di parlarne con alcune amiche, i numeri erano quelli. Non vivo in un mondo di princìpi. Sono semplicemente una donna.
      Ti ringrazio molto per il contributo, era da un po’ che non parlavo così di questo argomento, che, come avrai capito, mi sta a cuore.

      Rispondi

  6. Victor
    Set 04, 2015 @ 12:57:31

    se per te l’aspetto e’ solo di tipo morale allora non sono d’accordo .

    La prostituzione ( parlo di quella quella non-obbligata, ovviamente ) c’e’ dappertutto e continuera’ ad esserci perche’ sia uomini che donne vogliono cosi’.

    puo’ scandalizzare e non piacere ma, per molte persone, il sesso non e’ poi cosi’ brutto se utilizzato come merce di scambio, non lo pratico ma non lo condanno a priori completamente.

    PS: Per quanto riguarda la casistica, t’assicuro che di proposte (pseudo)indecenti se ne verificano piu’ di quante tu possa pensare …. 🙂

    buonagiornata

    Rispondi

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