Se mi dici chi sei, non sei più straniero

Non so che rapporti abbiate avuto voi con lo storico vignettista del Corriere della Sera, Giannelli, nell’arco della vostra vita. Probabilmente nessuno. Io invece conosco il suo lavoro da anni, e non sono mai arrivata, tristemente, a comprenderlo.

Dovete sapere che d’estate, oltre dieci anni fa, facevo la stagionale in un’edicola di un paese di provincia. Ogni mattina diligentemente aprivo i pacchi dei quotidiani, li preparavo impilati in bell’ordine per chi veniva ad acquistarli, davo un’occhiata ai titoli di prima pagina, e – in quanto amante dei fumetti come di tutto ciò che fosse disegnato – facevo la rassegna stampa delle vignette (e delle frasi di Gene Gnocchi sulla Gazzetta e di Daniele Luttazzi sul Manifesto, ma questo era un di più).

Ogni mattina il Corriere della Sera mi lasciava perplessa. Il quotidiano nazionale – non sportivo – più venduto. Leggevo Severgnini. La Terragni. Li capivo. Mi ero diplomata bene. Eppure Giannelli non mi faceva ridere.

Le mie estati erano molto noiose nell’edicola di provincia, e non ridere alle vignette di Giannelli mi turbava intimamente. A molti giovani in realtà capita di non comprendere l’umorismo delle generazioni precedenti, e quindi non ci avrei dato molto peso. Però la satira dovrebbe essere transgenerazionale. E poi entrava in negozio gente che, comprando il CorSera, commentava lì, sul momento, la vignetta con me. Segno questo di grande interesse. C’era addirittura un signore (particolarmente conosciuto in paese per la propria cultura) che si vantava con me di collezionare queste vignette. E in effetti non perdeva mai un numero.

A distanza di dieci anni, finalmente, dopo la vignetta sul Corriere di ieri, l’Italia intera mi fa sapere che le vignette di Giannelli non fanno ridere neanche lei. Non vi nascondo che sono stati anni difficili, in cui ho spesso dubitato di me stessa, ma finalmente sono finiti. Tengo a dire che in questo momento sono grata in particolare a Gipi, controverso disegnatore italiano che apprezzo molto, il quale attraverso la conoscenza tecnica della materia – e con la sua prontezza di spirito – ha saputo meglio esprimere moltissimi altri dubbi che io avevo verso l’opera di Giannelli, rassicurandomi in maniera capillare e garantendomi la serenità che mi mancava.

A questo punto, visto quanto l’argomento per me era delicato, vi chiederete come posso essere tranquilla così. Perché  non continuo ad attendere in riva al fiume per veder passare anche il cadavere di Forattini?

Il cadavere di Forattini, per me, scese lungo il fiume nell’estate del 2006, quando mi accorsi che non lavorava più per La Stampa, ma per il Giornale di Berlusconi. Ed il cerchio culturale, che delinea i miei personali confini su cosa é degno di attenzione e cosa no, si chiuse perfettamente lì.

giannelli-corriere-gipi

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Manu
    Lug 27, 2015 @ 13:13:12

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  2. Victor
    Set 02, 2015 @ 08:51:07

    Il corriere, per la sua filosofia, mai potrebbe pubblicare vignette di vera e tagliente satira politica. Ecco perche’ la scelta di Giannelli

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