Oggi la mia collega ha bruciato l’incenso per togliere la puzza in ufficio. E’ finita che me ne sono andata io.

Ieri sera mi ha scritto un’amica austriaca che non sentivo da anni: farà un giro in Emilia settimana prossima, per turismo, e quindi mi ha chiesto se mi va di farle vedere un po’ Parma. Io ho accettato, anche se non mi sento all’altezza del compito. Parma é una piccola città con una storia che conosco benissimo – fino alla seconda guerra mondiale. Del dopo sono sempre molto incerta, perché  qui la geografia si mescola con la cronaca dei graffiti, il tempo é sfalsato rispetto al mondo, e per quanto riguarda la politica, é difficile spiegare a chiunque chi sia il nostro sindaco, perché lo sia, e di quale partito (non) fa parte.

Una cosa che mi capita sempre, e che ogni volta mi mette in atroci difficoltà, é spiegare perché su così tanti muri ci sia scritto

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Matteo Bagnaresi era un ultrà del Parma, un invasore di campo identificato dalla Questura – e per questo “diffidato”. I diffidati qui a Parma si vantano un sacco di esserlo. Di solito vedi scritto sui muri anche “Boys 1977 – Diffidati”. A volte spingono oltre la loro creatività e disegnano anche lo scudo crociato, simbolo del comune (le capacità artistiche delle tifoserie si dimostrano già tutte nella fantasiosa dicromia delle divise). Matteo Bagnaresi é morto nel 2008, mentre seguiva la squadra in trasferta. L’autista del pullman che trasportava gli ultrà della Juventus a Torino cercava di fare manovra in autogrill, tra i tifosi avversari che lasciavano sulle fiancate i segni dell’assalto, e lui è rimasto sotto. Tragica fatalità. Fine di Matteo Bagnaresi. Inizio dei saluti al Bagna, morto sotto il carroarmato dei nemici, Crocetta Nord sulla A21 come Piazza Tienanmen.

Dal 2008 ogni settimana appare un nuovo “Ciao Bagna” sulle pareti di Parma, quelle delle case nuove di periferia o dei  portici degli edifici storici del centro, come Ospedale Vecchio. Senza spiegazioni. Chi era Bagna? Se lo salutano così doveva essere un eroe. Frequentava il centro sociale Mario Lupo, quindi un attivista politico? I procedimenti penali in corso erano la persecuzione del nuovo Guido Picelli?

Cinque anni dopo, l’insistente testimonianza del modo in cui alcune persone custodiscono il ricordo dei propri cari – pisciando sui muri degli altri – é un marchio riconosciuto. Nonostante le invasioni di campo, le frasi lasciate sui suoi diari di scuola (Se vuoi ribellarti, diventa ultrà. Se non vuoi, rispettaci.), la sua morte con la cintura dei pantaloni in mano e il passamontagna sul volto, oggi “Bagna” é, paradossalmente, sinonimo di pacifismo e di cultura. Simbolo dell’ultrà non come violento fine a sé stesso, ma ostaggio di un sistema ingiusto che quindi legittimamente rifiuta: Bagna il laureato in Tecniche della Prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, Bagna che difende i diritti del proletariato, Bagna a cui si intitola la festa di fine campionato organizzata ogni anno dagli ultrà, tra i partecipanti Ascanio Celestini e i Las KarneMurta, proprietà intellettuale di quella cultura che legittima la ribellione con il disagio sociale.

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Da quando il Mario Lupo é stato chiuso nel 2005, nessun altro centro a Parma é stato costituito od organizzato dagli ultrà per attuare delle politiche sociali. Hasta Siempre Bagna é una prolungata operazione di marketing che – senza coinvolgere i comitati o i gruppi partigiani – vuole traslare il messaggio della resistenza sopra la sommossa hooligan. E a me, che mio nonno le pallottole se le é prese in una guerra seria, questa cosa non sta bene.

Trans-azione

Sul perché gli uomini insistano a voler parlare di cose femminili, nonostante siano vittime di un’ignoranza atavica, frutto del disinteresse totale per la donna negli ultimi seimila anni, io un po’ mi interrogo. Secondo me son come i bambini, ogni tanto si incuriosiscono e ti chiedono le cose, così a bruciapelo, perché c’hanno una domanda in transito per la testa. Che se rispondi bene, se no é uguale, perché si autoelimina nel giro di oh al mio amico hanno comprato il Nintendo. Mi ricordo al liceo un ragazzo con cui uscivo, che al nostro terzo appuntamento mi chiese di spiegargli le mestruazioni. Io gliele spiegai, ma non ero così materna da uscirci una quarta volta. Immagino che il bambino curioso fosse comunque rimasto soddisfatto – se un maschio può rimanere soddisfatto di sapere cosa siano le mestruazioni – quindi a posto così.

Però, nonostante i loro (sporadici e scostanti) momenti di curiosità, certi uomini quando parlano di cose femminili sono impacciati, approssimativi, al limite del ridicolo nel palesare senza accorgersene l’ignoranza di chi non sa perché non ha studiato. Negli anni settanta, se abbiamo alzato il capo, é perché la cultura scientifica e politica ci ha rese consapevoli di ciò. L’utero é mio, e me lo gestirei io perché, gioia, a me par di capire che tu non sia molto pratico. Che magari hai le migliori intenzioni del mondo, però non c’è niente di più dannoso di un incapace molto ben motivato (il restauro dell’Ecce Homo di Borja ce lo ricordiamo tutti). Io posso anche vedere un desiderio di fare critica costruttiva da parte di Marco Quarantelli de Il Fatto Quotidiano. Ma a parte il titolo inutilmente roboante – non c’è nessuna legge che criminalizzi l’aborto seguente allo stupro in New Mexico, c’è stata una proposta e basta – e a parte che la proposta non riguarda il carcere per chi abortisce ma per i medici che fanno abortire, Marco Quarantelli lo sa che se una gravidanza é stata portata al termine, quello che ne risulta non é un feto ma un neonato?

E' un quark

PS

Questo post vale anche a smentire le voci che io sia una comunista (ne approfitto finché molti ancora ignorano che Marco Travaglio é di destra)

De Senectute

A proposito della gerontocrazia – che ormai sembra essere diventata mia nemica ancor più del capitalismo e della cellulite – vorrei aggiungere due parole a quello che ho condiviso qualche giorno fa. In quanto ggiovane, io difendo la mia categoria. Come in quanto donna sono femminista e in quanto dissidente leggo il Manifesto. E la difendo coi paraocchi forse.

Ieri un commento di Manu mi faceva ricordare un vecchio articolo di Michele Serra che si concludeva con “Non ho l’impressione di dovermi difendere, nel mio lavoro, da agguerrite e insistenti pressioni di giovani leoni che aspirano al mio cadreghino”. Ecco, per me il signor Serra dovrebbe ridimensionare un po’ le sue pretese: un leone se é giovane é cucciolo; perché anch’io vorrei essere un giovane Umberto Eco, ma se fossi Umberto Eco non sarei giovane, e viceversa.

Serra é uno che, una volta gli hanno dato del giovane, sempre in quell’articolo un po’ se ne vanta facendo il finto tonto “Avendo la barba già grigia, e dopo trent’anni di giornalismo e di scrittura, mi sono sentito definire «giovane autore» in qualche recente dibattito. Ne consegue che i trentenni italiani sono considerati teen-ager e i quarantenni giovanotti”.

Era il 2005, e lui di anni ne aveva già compiuti 51.  Credo che soltanto una persona con un ego veramente molto spiccato potrebbe dedurre dal fatto di essere stato bollato come giovane (probabilmente per sbaglio) che tutte le generazioni successive alla sua vengano d’ora in poi considerate slittate. Sorvoleremo su ciò. Anche perché io sono fermamente convinta che i trentenni siano i nuovi ventenni. Però non é che Serra sia giovane. Serra ha quasi 60 anni. Per le donne si va in pensione.

Avete presente quelle aziende guidate da imbecilli che mettono fuori annunci come “cerchiamo neolaureato con esperienza, max 27anni, da inserire in ufficio legale / vendite”? Gioia, se mi sono laureato ma ho già esperienza nel legale / nelle vendite sarà molto difficile che sia arrivato a prendere il mio titolo entro i 27 anni.

Mi chiedo se questi giornalisti in attesa di nuove leve come si attende Godot si rendano conto che gli Emilio Casalini (Report) o i Giovanni Ciolina (SecoloXIX) di oggi, tra vent’anni saranno probabilmente dei Michele Serra in ogni caso (pur se non degli Umberto Eco tra quaranta) in modi diversi e con storie diverse.

Per oggi io la difendo coi paraocchi forse, e forse un giorno la mia generazione farà autocritica. Vorrà dire che almeno avrà avuto l’opportunità di fare qualcosa di criticabile. Perché ad oggi mi pare non ci si possa lamentare di nulla, se non del nulla che non ci si lascia fare.

Read Responsibly, Please.

Uno dei tanti errori grossolani che commette di solito il giornalista non professionista quando scrive un articolo d’opinione é quello di non spiegarla tutta, la sua opinione. Ho qui un caso di scuola freschissimo, il Giornale di Feltri l’ha partorito un paio d’ore fa. Il Titolo: “La gaffe colossale di Pisapia: accoglie il Papa e cita Rex”. Rex chi? Pensavo, ho letto male, avrà citato Marx. No, Rex il Commissario, quello di Vienna, goloso di imbottitura di panini e instancabile servo della giustizia. Chissà cosa avrà mai citato, visto che Rex é un cane e non parla. Leggo l’articolo e scopro che in qualche modo Pisapia deve aver detto che guardava il Commissario Rex, forse riferendosi alle origini teutoniche del Santo Padre, forse proprio perché quest’ultimo ne è un grande fan. Sembra che a Milano sia calato un silenzio di tomba imbarazzatissimo (ah, i bei vecchi tempi in cui si stava ancora tutti zitti per l’imbarazzo quando si era in 20.000 in piazza) ma il giornalista, più che mettere una foto poco riuscita di Pisapia e accennare che davanti al Papa non si parla di sceneggiati tv coi cani dentro, non si addentra nei motivi della presunta gaffe. Dev’essersi dimenticato questo irrilevante passaggio logico. Non si parla di pastori tedeschi davanti a Ratizinger dal giorno in cui fu eletto Papa, perché quello fu anche il giorno in cui il Manifesto ci spiegò chi era il nuovo pontefice. Il signor Sergio Rame ha perso una buona occasione per fare un simpatico articolo d’opinione, perché per scriverne uno bisogna anche avere il coraggio di esporla. Buon week end a tutti, leggete responsabilmente. Io lo faccio da anni, e anche se il mio quotidiano è quello che chiude non mi sento dalla parte sbagliata.

http://www.ilgiornale.it/family_2012/la_gaffe_colossale_pisapiaaccoglie_papa_e_cita_rex/commissario_rex-giuliano_pisapia-piazza_duomo-benedettoxvi/01-06-2012/articolo-id=590653-page=0-comments=1

“Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione.” Articolo 21, comma 1, Costituzione della Repubblica Italiana (1948)

Io vorrei essere un po’ bipartisan, ma non è colpa mia se l’ignoranza giace a destra oggi. Del resto è la destra la prima ad ammettere che la cultura è solo di sinistra, quindi mi tocca dare addosso al primo ignorante che trovo. Nella mia speciale bacheca del Giornalettismo, Enrico Paoli di Liberoquotidiano.it raggiunge Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale” online.

Come potete vedere dal link, già l’autobiografia del giornalista è ammissione del suo dilettantismo: “imbrattava” pagine al Tirreno di Livorno, è “colpa” di Feltri se è approdato a Libero.

Paoli commette quattro errori caratteristici del giornalista dilettante:

1) Crea una storia dal nulla: basa metà dell’articolo su quello che ha letto (forse) di recensioni altrui, l’altra metà sui commenti tratti da un video di Youtube.

2) Imbastisce un mitologico paragone tra le critiche dei fan ad una melodia che ricorda Chopin e l’obiezione di un personaggio pubblico all’uso di una sua produzione.

3) Finge di ignorare che Chopin sia morto da duecento anni, mentre Jax è ancora vivo, e dalla sua parte ha la legge sul copyright: fino a settanta anni dalla morte di un autore, solo lui e i suoi eredi hanno la proprietà delle sue opere, e se le vuoi copiare hai bisogno del permesso prima, e di pagare poi. Quindi se Berlusconi vuole copiare una sua canzone per farci l’inno del PdL, una telefonata almeno deve fargliela.

4) Non controlla neanche di cosa sta scrivendo: Jax non è più parte del gruppo che gli diede fama negli anni ’90 appunto dalla fine degli anni ’90. E comunque si chiamavano Articolo31, non 21.

Il dilettantismo di chi scrive su Libero, per me, resta comunque da imputare al fatto che non abbiano un problema di soldi, ricevono fondi statali e sovvenzioni dai loro padroni, più l’abbonamento che ha mia nonna. Di conseguenza possano scrivere in modo così cane soltanto per la pigrizia di fare altro. Io infatti vorrei lavorare a Libero, un giorno. Mi sveglierei la mattina, bevendo il caffé leggerei le prime tre cagate pubblicate dai miei amici di facebook, costruirei una storia sui gatti scuoiati o sul 95% di quelli che non osano parlare del cancro e passerei il resto della giornata a godermi il frutto del mio sudato lavoro, mentre lepanto1571 commenterebbe i miei articoli tre o quattro volte piangendo per Silvio e osannandone l’elezione al Quirinale. Tutto ciò con la consapevole umiltà di imbrattare pagine, siabenchiaro.

“Cretinetti”

Ho deciso che comincio una nuova rubrica. Si occuperà di notizie date in modo tendenzioso, mal riferite, incomplete se non completamente false, contenenti opinioni inutili od idiote. Questa nuova rubrica si occuperà di commentare in modo altrettanto tendenzioso ed inutile il modo in cui viene offerta l’informazione, partendo da un titolo eclatante e decontestualizzato, per finire nella mimetizzazione dei fatti all’interno del mio personale pensiero sulla società, l’economia e la politica. Comincerò con un equilibrismo facile.

SALLUSTI INSULTA UN UOMO IN COMA!

Il direttore della testata Il Giornale, del gruppo Fininvest – che probabilmente ha interessi acciocché il cantiere della TAV prosperi – è persona non nuova all’insulto personale verso chi non sa difendersi, ma anche verso chi può difendersi eccome, visto che è stato indagato per violenza privata contro Emma Marcegaglia – altra persona che ha interessi acciocché il cantiere TAV prosperi. Sicuramente un bersaglio più facile, il manifestante no-TAV attualmente in coma ha deciso di non sporgere denuncia. Sallusti dichiara di aver voluto prendere spunto da un articolo apparso sempre sul Giornale qualche mese fa a proposito dei ragazzi assassinati ad Utoya che, ricordiamo, potevano anche provare a reagire contro il loro aggressore armato come un paramilitare texano, perché dalla loro parte avevano la forza della loro giovinezza. Autore di tale articolo il giornalista (già sospeso, ma non per quel che ha scritto, no) Vittorio Feltri, che ha sdrammatizzato i toni polemici dichiarando “il ragazzo é ancora un po’ scosso – ahahaha”.

 

Che poi, a me, un cretino non sembra proprio.