Мракобесие!

L’Alba del Pianeta delle Scimmie sarebbe il prequel del film del 1968 con Charlton Heston, un attore holliwodiano che preferisce dormire con un fucile piuttosto che con una donna – gente strana gli attori.

Che siano passati 43 anni lo si capisce dagli effetti speciali. Poi dall’influenza che pietre miliari del cinema come ET, Free Willy e anche i Goonies hanno avuto sulla nuova pellicola. E infine dal fatto che nel ’68 il film terminava con la consapevolezza che l’umanità si fosse estinta a causa di un olocausto nucleare, frutto dell’insensata belligeranza – e forse della guerra fredda. Mentre il film uscito adesso nelle sale dà la colpa alla ricerca della cura per l’Alzheimer.

Cioé: prima è colpa di chi uccide per mestiere, oggi è colpa di chi cerca di salvare le vite.

Improvvisamente mi sento fatta un po’ della stessa materia di cui sono fatti i vaffanculo.

Abramolì, Abramolà

Scopro ora che in Francia ha impazzato la polemica su una app per Iphone la settimana scorsa, Juif ou pas juif? (Ebreo o non ebreo?). Se avessi fatto in tempo a comprare un Iphone e a scaricarla, ora potrei recensire gli ebrei, consultare la top ten degli ebrei, votare gli ebrei che mi piacciono. Se fossi curiosa, potrei anche controllare se sono veri ebrei, ebrei per metà o convertiti ebrei. L’ideatore del logiciel, Johann Levy, sostiene che é un modo per aumentare lo spirito della comunità degli ebrei.

L’unica cosa che é aumentata, insieme alla polemica durante la settimana, é stato il numero di visite alla pagina di Nicolas Sarkozy, personalità ebrea più cliccata dell’app mercoledì. La sera stessa la Apple ne ha annunciato il ritiro dal mercato.

Sta’ pronta con le uova…

Però oggi é 9/11.

Mi ricordo che mia sorella aveva acceso il televisore, ma poi era uscita a giocare. E io ero rimasta lì a guardare le torri che fumavano, non ho controllato se ci fosse stato altro sugli altri canali. Poi una é caduta. E ho pensato che sarebbe caduta anche l’altra. E parlavano di un uomo, Bin Laden, di cui non avevo mai sentito il nome, dandogli la colpa. Mi chiedevo come fosse possibile che sapessero già chi era stato; a meno che non l’avessero saputo già da prima che poteva succedere. La gente si buttava giù, e se ci penso ora mi chiedo perché, ma mentre guardavo non mi facevo questa domanda, in quel momento comprendevo il motivo, sentivo che in una situazione del genere l’avrei potuto fare anch’io. Avrei imparato poi che esisteva il terrorismo: per me più che altro fino ad allora esistevano le guerre nei balcani che erano colpa dei vari militari e capi di stato, le bombe le metteva la mafia sotto le autostrade e i governi stavano a guardare, e poi c’erano appena stati i massacri del G8. Ho sempre pensato che la colpa dei mali del mondo non fosse di chi fa il male perché è un povero sfortunato, ma di chi avrebbe le capacità di impedirglielo e invece glielo lascia fare. Quando hanno sparato a D’Antona, per esempio, ho pensato che i brigatisti sono dei poveri disadattati, un miscuglio tra intellettuali falliti che non sono in grado di aprire un dialogo politico e delinquenti violenti che una banda criminale seria non vorrebbe mai. Ma, come ho già detto, poi ho imparato cosa fosse il terrorismo.

Mia madre si è seduta lì di fianco a guardare, io mi ero stancata di sentire ripetere che era stato Bin Laden senza sapere chi cazzo fosse, ma sono rimasta per fare la figura della persona matura. E lei mi ha detto che c’era stata in viaggio di nozze, in cima alla torre due. Ho iniziato a pensare alla sfiga dei turisti che in quel momento per puro caso dovevano trovarsi lì sopra e quando ho capito che avevano usato aerei dirottati per farlo, ho sentito che non dovevo cercare un senso a quello che vedevo. Che non dovevo chiedermi chi fosse Bin Laden e non dovevo prendermela se non me lo dicevano. Bin Laden era un altro nome per dire Caos. Era un altro nome per dire Dio. Era un altro nome per non dire niente.

Dopo qualche giorno ho visto sul Corriere il lungo articolo di una giornalista di cui avevo apprezzato la prosa di quando scopava (Un Uomo, Lettera ad un bambino mai nato). Non sono riuscita a leggerlo tutto, sapeva di astio, cibo per gatti e rancore; ho pensato che mi bastavano le cazzate che sparava mia nonna mentre cominciava ad avere l’alzheimer, e che in quel periodo iniziò anche a leggere Libero. Per tanto tempo a casa mia sono rimasti esposti i libri che scrisse quell’autrice. Per tanto tempo il mondo intorno a me ha puzzato di astio, cibo per gatti e rancore.

Non é stata colpa di nessun “adulto”, perché nessun “adulto” poteva capire: il mio libro di storia alle superiori finiva con quella data, 9/11. Io mi affacciavo alla vita, loro c’erano in mezzo. Affrontavano quel disastro come uno di quelli a cui avevano assistito nella vita: legandolo ad eventi passati, cercando di spiegarlo, facendo ipotesi sul dopo.

Per la mia generazione 9/11 non è stato un evento da spiegare, ma la gigantesca, terribile lezione dopo la quale siamo stati buttati nel mondo.

A dieci anni da allora, quando prendo un aereo penso alla gente seduta come me che é morta senza sapere cosa accadeva. A dieci anni da allora piango ogni volta che vedo le torri crollare. A dieci anni da allora sono certa che un complotto non sia esistito. A dieci anni da allora vorrei andare avanti, ma dovranno passarne almeno altri venti prima di seppellire questo odore di astio, cibo per gatti e rancore.

Help! Blackberry in yoghurt! I said, blackberry in yoghurt!

L’Italia é oggi, di fatto, “commissariata” (sticazzi!). Il commissariamento é un istituto politico che serve a mantenere il controllo superiore di un ente su uno sottoposto. Nel caso: la UE della quale siamo membri si é resa conto (come chiunque, me compresa, abbia ascoltato Berlusconi riferire in Parlamento) che i nostri organi politici non sono consci del problema – B. ha detto che l’economia Italiana é solida, il giorno dopo Piazza Affari ha perso il 5%, e la Banca Centrale Europea (BCE) per farci capire bene che non si fida di noi, ha smesso di comprare i nostri Buoni del Tesoro Pluriennali (BTP) -. Quindi, venerdì scorso, Berlusconi ha ricevuto la “lettera di commissariamento”, cioé un documento della BCE dove ricevevamo le linee guida da rispettare per rimettere a posto i conti italiani (sticazzi!).
I conti italiani sono il problema: se l’opposizione, un tempo al governo, aveva sempre tentato di ridurre le perdite / debito pubblico / (sticazzi!) e ci stava riuscendo – vi ricordate il famoso “Tesoretto” alla fine del secondo anno dell’ultimo mandato Prodi? Era dovuto ai recuperi fiscali – perché rientrare nei parametri comunitari non basta – entrare nella UE non salva i paesi, é un’opportunità per crescere economicamente, e chi non ci riesce finisce come la Grecia – il governo Berlusconi (sticazzi!) purtroppo ha perso di credibilità, soprattutto nei confronti della Merkel.
La questione della credibilità è importante: tu compreresti un’auto da uno che invece che parlare delle sue qualità preferisce parlare di donne? Capisci bene che nessuno comprerebbe dei Buoni del Tesoro da uno che mente sulla politica del suo Paese, perché dà l’idea di non essere molto ferrato in materia o di volerti prendere per il culo.
Alla luce di ciò, non sono io ad essere comunista. Sono sempre loro ad essere coglioni. O forse no (sticazzi!).

Sempre Fuori Tempo

Quest’uomo, Anders Breivik.  Quest’uomo incarna l’odio.

Non si può dire che viva nella nazione con meno assistenza al cittadino d’Europa. Per dire una cosa a caso lì non esiste il congedo di maternità dal lavoro: è direttamente congedo per entrambi i genitori, oltre i sei mesi.

E non si può neanche dire che sia il paese coi dati più allarmanti sulla sovrapopolazione. E’ vero, circa il 22% dei residenti nel paese é immigrato, ed ogni anno viene naturalizzato circa il 3% di essi (numeri doppi rispetto all’Italia, dati Eurostat); ma è anche vero che ha meno di 5 milioni di abitanti (é più grande della Polonia che ne ha 39 milioni, e dell’Italia che ne ha 60) per un’area del tutto abitabile – vorrei rendervi partecipi del fatto che anche in Lapponia si vive e si lavora.

Non si può dire che la Norvegia abbia rinunciato alla propria identità culturale in favore delle ingerenze estere, per esempio ha rifiutato due volte di entrare nell’Unione Europea, i dialetti vengono utilizzati anche nelle sedi istituzionali etc…

Quest’uomo ha deciso che comunque tutto questo non basta per essere parte di un popolo felice, bisogna fare di più. E fin qui nulla lo rende differente da un Borghezio del cazzo o dalla mia vicina di casa che non vuole pagare per l’ascensore in condominio che tanto non la usa.

Quello che lo distingue é che lui ci ha pensato tanto a cosa fare di più, per anni. Piano piano si é deciso che la direzione presa dalla sua amata nazione era sbagliata per colpa di una politica troppo permissiva, e più attenta ai diritti concessi che al bene del paese. E che questa politica era fatta nel democratico assenso del paese stesso, quindi non poteva contare su nessuno per cambiare le cose, perché tutti erano più o meno d’accordo.

Ha capito che la politica guarda al futuro, anche la politica sbagliata.

E che il futuro di quella politica sbagliata era tutto sull’isola del partito laburista, Utoya, dove i giovani iscritti e simpatizzanti partecipavano ad un ritrovo organizzato per assistere ad incontri ed eventi su temi sociali.

Ragazzi così, che pensano al loro paese. Giovani che se il partito non organizzasse cose del genere si ritroverebbero a fare le stesse cose in un centro sociale o in un cineforum, perché a loro piace quello. Persone della sua età o poco meno che pensano cose che vanno contro a quelle che pensa lui. Quanto li odia.

Probabilmente, fa loro, quelli che tra 10 – 20 anni faranno, o avrebbero potuto fare, parte del governo norvegese. Un governo da odiare.

Uccidere – una  – generazione – di – porci – comunisti.

Aveva bisogno di tempo per farlo come voleva lui – a fucilate; ha messo una bomba a Oslo per guadagnarlo, per costruirla ha usato del fertilizzante che ha potuto procurarsi grazie all’azienda agricola dove aveva deciso di lavorare due anni fa. Ha cambiato la sua intera vita. Questo per avere 90 minuti da usare per ammazzare quei ragazzi, che odiava.

Quest’uomo é la gente che guardando alla tv i massacri del G8 di Genova nel 2001 ha pensato che “se lo meritavano perché manifestare é contro il governi democraticamente eletti” (e quindi?). Quest’uomo é lo stesso che guardando gli sbarchi degli immigrati ha proposto di “prendere a fucilate le barche, perché quegli uomini commettono un reato e devono essere dissuasi a farlo” (chissà cosa direbbe se dovessimo sparare a chi evade il fisco). Quest’uomo é lo stesso che quando é morto Arrigoni ha decretato che “era un terrorista perché aiutava un popolo governato da un partito che ha attentato contro Israele” (infatti aiutava il popolo, non il governo).

Quest’uomo é frutto di una cultura fatta di odio. Al mondo ognuno di noi odia, ma spesso se ne vergogna. E’ ciò che ci aiuta ad andare avanti nel bene: il riconoscimento che un sentimento crudele, se immotivato, sia contrario al vivere comune. Capita, talvolta, che alcuni perversi odino, ma non sopportino la vergogna che ne consegue, e per evitarla sviluppino la propensione alla giustificazione dei sentimenti crudeli, creando una cultura: quella delle radici celtiche del Po, quella del mito ariano, quella sionista, quella dell’utopia comunista…

La realtà é che questa gente odia e ha paura di vergognarsene, e questa paura continua ad alimentare altro odio, che spinge alla ricerca spasmodica di qualcuno da odiare. Se Borghezio restasse solo insieme a Calderoli su un’isola deserta riuscirebbe a trovare il modo di convincere tre noci di cocco che lui ha ragione a voler ributtare in mare il Roberto perché inquina la sabbia e svilisce la cultura del paesaggio. Non c’è un cazzo da fare.

Quest’uomo. Quest’uomo viva. Quest’uomo, la nemesi dell’uomo. Quest’uomo ci insegni a non far più nascere altri come lui.